Ecco come il Telegraph ha rappresentato Teresa May nella crisi della Brexit.

Redazione

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Teresa May è terribilmente debole e ha provocato un nuovo livello di crisi surreale. Lei se ne deve andare.

Un classico dei britannici che la buttano tutta sulle corse. molto simile al nostro “datti all’ippica”.

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Ecco i primi tre favoriti di #KentuckyDerby, #DerbyItalianodigaloppo e del #PrixdiJockeyClub. A cura di operatori del settore italiani ed esteri.

Ecco i primi tre favoriti di Derby Usa, Italia e Francia con i link che rimandano alle rispettive genealogie complete di allevatore, proprietario, corse e somme vinte. Sono proposti da operatori del settore italiani ed esteri. Su uno dei prossimi numeri completeremo il pronostico con quelli di Germania, Inghilterra e Irlanda.

(Successivamente ogni mese aggiorneremo questi pronostici sulla base delle prestazioni)

Italian Derby di Paolo Allegri Giornalista ippico

Leader giovanile, imbattuto in 4 corse, compreso il Gran Criterium. Figlio di Paco Boy, di proprietà della scuderia Blueberry. Ha classe, se tiene la distanza può puntare anche al Nastro Azzurro.

Femmina da Sea The Stars, di proprietà della scuderia Effevì. Imbattuta in due corse, compreso il Premio Campobello. Il team dovrà decidere se puntare alle Oaks o tentare di realizzare il sogno del signor Villa di vincere il Derby con una femmina.

Maschio da Ruler of the World (linea di Galileo), terzo nel Premio Riva (linea di Mission Boy) e secondo nel Campobello (linea di Call Me Love). Ha dimostrato di galoppare forte, a contatto con i due migliori prospetti finora visti sulle piste nazionali.

Prix di Jockey Club par Bernard Salvat Consulente

Kentucky Derby di Horse Racing Nation  Magazine on line Usa

#HORSEPAINTING. Quando Pet e Arte Terapia si coniugano. Che cos’è e di cosa tratta. Ecco il decalogo di una iniziativa internazionale.

di Gabriella Incisa di Camerana

Quando Pet e Arte Terapia si coniugano per sviluppare esperienze su livelli sensoriali, emozionali e relazionali tra bambini, adulti e i nostri amici cavalli, che costituiscono un ottimo esempio educativo di capacità qualicalma, tolleranza e accettazione delle diversità.

 IL DECALOGO DI HORSE PAINTING

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  1. HORSE PAINTING è un laboratorio equiartistico che associa i benefici delle attività plastiche a quelle mediate dai cavalli. Per questo, necessita della presenza di referenti abilitati, secondo le Linee Guida Nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali, che garantiscono il rispetto degli animali e in grado di occuparsi, inoltre, di valutare e documentare il vissuto dei bambini, anche mediante un incontro finale con i genitori e i ragazzi.

Verranno anche coinvolte una o più persone con esperienze professionali maturate in campo artistico, che si esibiranno esprimendo la propria arte dal vivo, sperimentando questa novità e introducendo l’argomento pittorico nella sua totalità, a cominciare dalla preparazione della tavolozza dei colori.

Un progetto IAA è tale quando si prefigge, come scopo, una relazione eterospecifica che porti lo stato di salute o lo sviluppo emotivo e psichico di un individuo ad equilibri nuovi.

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  1. HORSE PAINTING è un’attività a sostegno dell’educazione emozionale dell’infanzia, che consente, in maniera ludica, di apprendere il confine, per sé stesso e nella relazione intraspecie e interspecie, tra il « Non si deve» e il  «Si può ».Quello dell’uso delle mani è uno dei diritti più disattesi nella nostra società post-industriale e la troppa pulizia fa male anche alla psiche. Il bambino deve potere liberamente muoversi ed esplorare l’ambiente in cui vive: conoscere e sperimentare spronati da una sana curiosità. L’ossessione per la pulizia e la paura dello sporco possono diventare una vera e propria patologia, che impedisce un sano rapporto col mondo esterno.

Le esperienze creative nello sviluppo infantile, come queste, coinvolgono tutti i sensi e rafforzano l’acquisizione di competenze.

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  1. HORSE PAINTING è un happening che vede protagonisti, insieme, nello stesso spazio operativo: cavallo con bambini e cavallo con artista. La relazione che si crea tra questi attori è tale da attivarne così tanto i sensi, che la risposta si esprime con forza psichica, fisiologica e morale, mutando la percezione della realtà, ampliandone e modificandone la consapevolezza. Il cavallo, consapevole della vicinanza dell’uomo, è partecipe con curiosità e crea una sfera fatta dalla sua fisicità, dal suo respiro, dal suo ritmo cardiaco, dalla sua volontà, nella quale fa entrare l’essere umano che, pur accompagnato e osservato dai “custodi” dell’animale, percepisce con tutti i sensi questi input, li elabora e sviluppa risposte che valorizzano la percezione del presente e arricchiscono per il divenire.

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4.JPGHORSE PAINTING privilegia la relazione ed il contatto con il cavallo, in capezza, che può essere tenuto semplicemente alla longhina, in modo che abbia la possibilità di esprimere, volendo, il proprio eventuale disagio momentaneo. Si farà quindi fare una piccola passeggiata a mano, prima di riprendere il laboratorio di equipittura. È anche un modo per far capire al bambino che il cavallo non è solo un animale da sellare ma un compagno con cui porsi in maniera diversa e ugualmente affascinante. Un “complice” con cui giocare.

     HORSE PAINTING rispetta i canoni di coinvolgimento di cavalli anche anziani nelle Attività Assistite. Il cavallo è uno degli animali sociali d’eccellenza; la comunicazione chimico-fisica attraverso i diversi organi di senso, il linguaggio del corpo e le vocalizzazioni, origina dal fatto che il cavallo vive naturalmente in branco e possiede una potente memoria che ne influenza la percezione della realtà e la sua performance futura. Cavalli che hanno vissuto molti anni in scuderia e hanno il compito giornaliero di un lavoro in campo, hanno sviluppato una visione della realtà e della propria vita peculiare e soggettiva. Se verso di loro sono sempre stati applicati comportamenti etici, la consuetudine, il riconoscere le persone, l’aver instaurato rapporti sia gerarchici sia di amicizia con cospecifici e/o eterospecifici, risultano d’importanza fondamentale per il mantenimento del suo benessere anche da anziano. In un Centro Ippico mettere a riposo un cavallo, vuol dire per lui mantenere la possibilità di continuare ad avere i rapporti sociali abituali e non interrompere le relazioni con i suoi simili o con le persone che ha visto per anni, non interrompere in modo brusco le attività relazionali stabilite con particolari soggetti. Permettere al cavallo anziano di scegliere se svolgere e per quanto tempo Attività Assistite cosiddette “a terra”, ovviamente in modo consono e congruo alle sue possibilità, può essere veramente importante per il mantenimento del suo benessere psichico ed anche fisico. Il mantenimento del legame con il suo coadiutore e con alcuni piccoli utenti, soddisfa il forte bisogno di relazione sociale che il cavallo ha. I suoi rapporti di amicizia, fondamentali, possono continuare.

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  1. La tela-coperta di HORSE PAINTING, realizzata artigianalmente in Tunisia appositamente per questo tipo di attività equiartistica, è di tessuto grezzo in denim, spesso e poroso, senza parti metalliche, fibbie o ganci e presenta solo dei laccetti come sottopancia e nel sottocoda, che vanno annodati in maniera lasca e morbida. Le tele-coperte non sono costrittive, né fastidiose per l’equino, abituato ad indossare quella invernale per proteggersi dal freddo o l’estiva, a rete, contro le mosche.

La scelta del colore della tela-coperta, indossata dai cavalli, mediatori e catalizzatori empatici d’eccezione, non è casuale. Infatti, il blu è uno dei colori che il cavallo distingue meglio, insieme al giallo. A livello cromoterapico, inoltre, questa tonalità ha un effetto rasserenante e calmante sia sugli equini che sugli umani, che vanno a interagire in stretta equazione relazionale tra loro.

La tonalità del blu-denim è un colore che può essere associato all’oscurità, accogliente e profondo, che non distrae ma procura benessere interiore.

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  1. I colori utilizzati per HORSE PAINTING devono essere atossici e adatti all’uso a mano. Il referente artistico prepara la tavolozza con le tinte che possono essere multicromatiche o monocromatiche nelle sue infinite sfumature, a seconda degli obiettivi di lavoro prefissati.

Durante questa attività di pittura, è meglio privilegiare le forme astratte che non interferiscono con la libera espressività artistica dei bambini, sono adatte a tutti, e incentivano a giocare con i colori, con le tecniche e con gli strumenti. Eventualmente, oltre all’uso delle mani, è possibile affiancare degli stampini di spugna molle. Le diverse forme devono avere una dimensione adatta per le piccole dita dei bambini e i soggetti seguiranno un preciso percorso educativo. Il valore speciale che possiede l’attività grafico-pittorica consiste nell’elemento narrativo che questa contiene perché il bambino, mentre scarabocchia o dipinge, racconta sempre qualcosa di sé.

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  1. HORSE PAINTING consente l’uso delle dita, della mano o di entrambe, indifferentemente e in piena libertà espressiva. Secondo la dottoressa Maria Montessori, il concetto di “esperienza” è l’atto in cui il fare e l’azione rappresentano la manifestazione esterna del pensiero. In questa concezione, l’esperienza manipolativo-sensoriale, tipica della produzione artistica, assume un ruolo centrale in chiave evolutiva e la mano può essere considerata una sorta di “protesi” della mente.

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  1. Horse painting può essere un vero “battesimo” dove non c’è una performance adattativa, ma l’inizio della consapevolezza umana che questo essere così grande, così caldo, così forte, eppure così vulnerabile, può diventare un amico prezioso.Il bambino che per la prima volta avvicina un cavallo duranteil laboratorio equiartistico, vive l’esperienza partecipativa relazionandosi in modo educativo: il cavallo non è un mezzo o uno strumento, ma un altro essere vivente con esigenze e realtà peculiari che gli “permette” di entrare nel suo modo e glielo fa scoprire.

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  1. La pittura sulla tela-coperta di HORSE PAINTING permette di interagire, in maniera spontanea, tridimensionale, su entrambi i lati del cavallo, contemporaneamente, dando la possibilità ai bambini di “guardarsi” al di sopra della groppa, creando diversi “giochi di squadra”. È possibile notare come i ragazzi, che interagiscono anche senza bisogno di comunicare, siano molto concentrati, come se ognuno avesse un proprio progetto che si fonde naturalmente con quello degli altri in un’attività che risponde ad una loro necessità profonda.

Traspare sempre la serenità e la pittura lascia ampi spazi all’interazione fisica con le parti dei cavalli che la tela-coperta lascia scoperte.

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  1. HORSE PAINTING è un’attività che, coinvolgendo direttamente il cavallo, ha un linguaggio corporeo elaborato e pone l’artista in un’interazione interspecifica che lo porta a sviluppare modalità espressive nuove, poliedriche, uniche nel suo genere. Durante la pittura, il gesto della pennellata viene influenzato dalla consapevolezza di “accarezzare il cavallo”, un atto percepito in maniera molto forte. Più che un tocco, un vero e proprio collegamento, in un interscambio continuo.

HORSE PAINTING : SCATTI D’AUTORE

 «Amo fotografare, a 360° gradi, persone, paesaggi, luoghi; raccontare storie con la macchina fotografica è la sintesi che si racchiude in un’immagine sopra un foglio di carta, fatta di un momento in cui tutto si concentra e si raccoglie: cultura, memoria, ricordo, testimonianza, documentazione.

E ci sono momenti in cui un fotografo chiude gli occhi e fotografa con il cuore; questo mi è successo durante la giornata Horse Painting al Centro ippico del Meisino. Ho visto la gioia negli occhi, nelle mani, nei sorrisi di bambini che hanno dato sfogo alla loro felicità in simbiosi con cavalli, colori, natura, sotto lo sguardo tenero di genitori, assistenti, amici. E poi capisci che la disabilità è un pensiero relativo, che esiste solo nella non conoscenza, ovvero nell’ignoranza.»

(Emilio Ingenito, autore di questi scatti di HORSE PAINTING, presidente de « Il terzo Occhio » nato come gruppo di ricerca, e divenuto in seguito associazione culturale artistica fotografica, grazie alla comune collaborazione di alcuni fotografi dell’area metropolitana torinese. La sua ricerca artistica è orientata principalmente nella rappresentazione dell’uomo nel paesaggio e negli spazi urbani, e nella produzione di lavori più concettuali. Lavora in progetti tematici, pubblicazioni, calendari e organizzazione di mostre).

 Si ringraziano il Centro Ippico Meisino di Torino e la Fondazione Noi Altri Onlus di Fossano

Per maggiori informazioni: A.S.Se.A. Onlus 333 752 0732 / a.assea@libero.it

HORSE PAINTING© by Centre Hippique Mahdia (Tunisia) Riproduzione vietata, tutti i diritti riservati.

 

Considerazioni sulla prossima apertura del galoppo milanese e sulla #Botti Family. Oggi deve fare un salto di qualità espandendosi all’estero.

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Nella foto Marco (a sx) e Alessandro Botti alle aste quando ancora si tenevano a Settimo Milanese. I due attualmente fanno base rispettivamente a Newmarket e Chantilly, dove ottengono importanti successi. Due emigranti di lusso della diaspora ippica italiana che ha perso due dei suoi migliori figli. (foto archivio Chavalier.net).

Redazione JJcdiH

I Botti – escludendo Marco ed Alessandro – sono un po come la Juventus, vincono in casa, ma la coppa (nel caso una corsa di Gr1 estera), non l’hanno mai vinta (almeno fino ad ora).

Se un appunto si può fare ai Botti “italiani”, è quello di non essere in grado di alzare pesantemente il livello della qualità. Sono nel piccolo, un Coolmore in miniatura. Con volontà potrebbero diventare un colosso quantomeno europeo che fa concorrenza alle grandi scuderie e allevamenti. Con Sea of Class, hanno raggiunto un importante traguardo, ma c’è ancora molta strada da fare.

Sabato 16 marzo prende il via la nuova stagione del galoppo all’ippodromo di San Siro. I problemi del mondo ippico sono tutt’ora irrisolti e non se ne vede la fine. La #TaskForce terminerà il suo lavoro entro l’anno. Ovvero un anno ancora perso, quando i problemi era possibile risolverli con una azione diretta e importante del Ministro in tema pagamenti, promozione e calendario delle corse. Ma niente, si prosegue con quello che c’è. Con tanto di sanzioni della Ue in relazione al riordino degli ippodromi.

la prossima stagione a San Siro, si apre come si è chiusa quella precedente. Senza un piano organico, senza una qualsivoglia programmazione e con un calendario che nn produce nessuna selezione. Prosegue con la sistematica distruzione del palinsesto corse, nel caso con l’anticipo di una corsa faro come il Cesare degli Occhi alla prima giornata di corse.

La #Botti Family

In questo scenario si inserisce la Botti Family. Odiata da molti, accusata di monopolizzare le corse in cui, ad esempio su 6 partenti, 5 appartengono a scuderie da loro allenate. Tutto vero, tutto verificato. Ma se nn ci fossero loro, le corse chi le farebbe? È a questo interrogativo che i loro detrattori devono rispondere. Tanto più che nuovi proprietari all’orizzonte nn se ne vedono. E senza che la società metta in campo un programma promozionale degno di questo nome che sia in grado di portare davvero i milanesi all’ippodromo e nuovi proprietari nelle scuderie di San Siro. Ma tant’è: cosa importa alla società guidata da #FabioSchiavolin di valorizzare un patrimonio come San Siro, che nn appartiene solo a Snai, ma alla Città di Milano, su cui un sindaco intelligente dovrebbe quantomeno buttare uno sguardo. E quindi?

Vent’anni fa dicevo che se un imprenditore ippico intelligente, avesse pesantemente investito nell’ippica, gettando sul mercato una quantità importante di cavalli, sarebbe stato gioco facile accaparrarsi tutto il monte premi. I Botti hanno capito che quella era la strada. Il declino dell’ippica li ha sostanzialmente e pesantemente agevolati, spazzando via quel poco di concorrenza esistente. Sparite le grandi e medie scuderie, spariti allenatori capaci, rimasti solo simulacri delle grandi tradizioni dei Pandolfi, o dei Benetti, tanto per fare un paio di nomi illustri, ci sono solo loro. E loro, hanno cominciato ad operare. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Giusto o nn giusto è così, che lo si voglia o no. Oggi sono i Botti a fare le corse. E a tenere in piedi comunque la si giri tutto il sistema corse del galoppo italiano. E all’orizzonte nn si vede chi possa contrastarli.

Ps. sono queste io ritengo, le uniche osservazioni che meritano rispetto sull’operato della Botti Family. Il resto prodotto dall’ambiente, dal parterre di San Siro sono solo chiacchiere livorose.

L’altra metà dell’#Equitazione. Un percorso inedito alla ricerca di personaggi femminili a cavallo in omaggio all’8 Marzo.

di Gabriella Incisa di Camerana (#GabriellaIncisadiCamerana)

Guerriere o cacciatrici, cavallerizze celebri o intrepide sportive, aristocratiche, religiose o contadine, tutte queste amazzoni rintracciano la lunga storia dell’emancipazione femminile grazie al cavallo, primo vero «mezzo» di affrancamento quotidiano, di evoluzione e di uguaglianza di fronte all’uomo.

L’equitazione è l’unica prova olimpica in cui uomini e donne gareggiano insieme, alla pari.

Il rapporto delle donne con il cavallo è stato studiato da etologi, etnologi, sociologi e psichiatri nonché evocato in alcuni grandi miti dell’antichità. A cominciare da quello delle Amazzoni, che sono le prime a ricorrere alla cavalleria in una società matriarcale in cui gli uomini sono i loro schiavi, o ne sono esclusi, fino alla realtà di quelle tombe sauromate femminili dell’antichità che contengono finimenti e armi, a dimostrazione di quanto queste donne sappiano combattere e cavalcare. Tra gli #Sciti e i #Sarmati, la pratica dell’equitazione, anche militare, da parte delle donne, era infatti una realtà ordinaria.

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Donne e cavalli venerati, invece, dai #Celti che la incarnano in #Epona, una dea molto popolare, il cui culto è attestato da fonti gallo-romane. È lei, la dea che si prende cura dei cavalli, un animale emblematico dell’aristocrazia militare gallica, e assume anche un ruolo di fertilità nonché di guida psicosomatica, l’accompagnatrice delle anime verso le isole dell’altro mondo.

La figura guerriera dell’eroina-cavaliere, di cui #Giovanna d’Arco è la più conosciuta in Francia e per estensione in Occidente, è comune a molte civiltà, come tra i #Berberi del Sahel, la #Dihya una regina guerriera berbera che combatte gli #Omayyadi durante la conquista musulmana del Maghreb nel VII secolo. Fonti arabe la chiamano #al-Kāhina, che significa “profetessa”, soprannome dato dai suoi avversari musulmani, per la sua capacità di predire il futuro e ancora oggi viene rappresentata, nella tradizione #Amazigh, in sella al suo berbero dal mantello niveo.

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Durante il Medioevo, in Occidente, numerose corporazioni accettavano l’adesione delle vedove in modo che potessero continuare l’attività dei loro mariti defunti e alcune donne si dedicavano ai mestieri inerenti al cavallo. Nelle campagne, le donne spesso assumevano uomini per la propria fattoria ma le cure, la gestione e la salute dei cavalli da traino e da lavoro rimanevano nelle loro mani femminili.

Ma, nonostante le difficoltà, molte donne percorrevano comunque lunghe distanze e le mogli dell’alta società spesso accompagnavano i loro mariti nei tornei. Le religiose e le donne pie compivano, in sella o in portantine ippotrainate, i pellegrinaggi mentre le nobildonne, talvolta, si davano ad attività come la caccia e la falconeria a cavallo, come dimostrano le numerose miniature dell’epoca.

La maggior parte delle donne medievali cavalcava a cavalcioni, con una gamba su ciascun fianco del cavallo, anche se un modello di sedile con un poggiapiedi fu inventato nel XII secolo per consentire alle nobildonne di cavalcare all’amazzone, cioè con entrambe le gambe sullo stesso lato, consentendole d’indossare abiti elaborati. Donne a cavallo e anche in guerra, come #Matilde, imperatrice del Sacro Romano Impero che, bardata d’armatura, si pone alla guida del suo esercito contro il cugino Stefano d’Inghilterra.

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Regine in sella, sempre, dall’imperatrice d’Austria, #ElisabettadeWittelsbach detta #Sissi, che monta infaticabilmente i suoi cavalli russi di razza #Orlov, i #Junker ungheresi, gli #Anglo-arabi e i #Lipizzani in campagna o nella sua personale pista da circo, dove perfeziona le figure di Alta Scuola, all’inglese #ElisabettaII, altra amazzone appassionata e intrepida, che a 91 viene sorpresa in una passeggiata equestre, nella sua proprietà di #Balmoral. Passando per #AlexandraFeodorovna, moglie di #NicolaII e ultima #ImperatricediRussia, ritratta in alta uniforme sul suo cavallo dalle alle alte balzane posteriori.

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#LisHartel, invece, è la prima donna a vincere una medaglia olimpica nell’equitazione, una medaglia d’argento individuale, ai Giochi del 1952. Questa Olimpiade segna la prima partecipazione delle donne alla competizione in questa disciplina. Ma non solo, in quanto questa amazzone è ancora più meritevole perché vittima della poliomielite, durante la sua seconda gravidanza, che la lascia paralizzata dalle ginocchia in giù. La sua carriera e il suo impegno la rendono una delle pioniere dell’#equitazione handisport.

La disabilità ha altre «eroine», a cominciare da #TempleGrandin, giovane autistica con molti problemi di relazione, che pensa in immagini ma possiede una speciale affinità con gli animali, che la portano non solo a conseguire due lauree, di cui una in medicina veterinaria, ma anche a farla diventare, grazie alle sue scoperte, una dei maggiori esperti del comportamento animale. Le sue spiccate abilità di pensiero visivo e associativo le permettono, inoltre, di gettare una nuova luce sui  Disturbi dello Spettro Autistico (DSA) e d’individuare possibili strade per migliorare la qualità della vita di chi ne soffre.

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E come non ricordare la pioniera della #riabilitazioneequestre, grazie alla complicità e alla mediazione del cavallo, la professoressa #RenéedeLubersac, classe 1925, un’aristocratica francese le cui origini familiari risalgono all’XI secolo. Attivista durante la Resistenza, dopo la Liberazione si trasferisce a Parigi, dove inizialmente si occupa di giornalismo e design della moda, per diventare in seguito una creatrice di giochi educativi e attività psicomotrici. Allo stesso tempo, studia psicopedagogia e terapia psicomotoria allargando il proprio campo di ricerca nell’#ippoterapia per il trattamento delle psicosi dei bambini e degli adolescenti,

La sua prima opera «#Rieducareconl’equitazione», scritta insieme al fisioterapista e cavaliere #HubertLallery, viene pubblicata nel 1971.

Elementi di psicomotricità come la costruzione dello spazio, l’adattamento al ritmo, l’equilibrio, il tono, ecc. vengono lavorati grazie alla pratica equestre. Ma la #Lubersac andrà oltre, codificando l’approccio dell’equitazione come « terapeutica » se si dà l’opportunità al paziente di scoprire il cavallo non nel classico e rigido setting dell’#equitazione ma a piedi, mettendolo in situazioni in cui sviluppare una relazione come prendersi cura del cavallo, fargli brusca e striglia o camminare con lui, considerarlo permettendogli, in tutti questi momenti, di essere un vero partner.

E, infine, ci sono anche quelle donne che amano l’avventura e vivono « fuori dagli schemi » e dalle convenzioni imposte da una società che non vede di buon occhio i loro eccessi e le loro stravaganze. Come #JaneDigby, l’aristocratica inglese che a 47 anni e dopo 3 matrimoni, 6 figli e innumerevoli amanti, trova l’amore, tra le dune del deserto siriano, nel giovane sceicco #MedjuelElMezrabAl-Enezi, principe di Palmira, uomo colto e raffinato, che s’innamora immediatamente della sua bellezza e del suo sorprendente modo di domare i cavalli selvaggi, retaggio della sua educazione britannica.

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E mentre le donne continuano, in occidente, a montare all’amazzone, oltreoceano la scandalosa condotta della leggendaria #CalamityJane coincide con l’ondata dei movimenti contestatori femministi del XX secolo che indurranno la Francia ad autorizzare le donne a portare i pantaloni e a montare a cavallo «come gli uomini» solo nel 1930.

Grazie al cavallo, che incarna i viaggi all’aria aperta, l’autocontrollo, la padronanza di sé e la comunicazione con la natura, anche i mestieri della filiera equina si aprono alle donne, che comunque conservano un atteggiamento « più materno » nel loro confronti.

 

Ecco favoriti a oggi del Kentuky Derby. I pensionari di #BobBaffert al top della speciale classifica.

Redazione

Proseguiamo con i reportage sul #KentukyDerby. Ecco a oggi i primi 10 favoriti e le loro migliori prestazioni.

Qui il link dove vedere tutti i partenti rimasti

https://www.horseracingnation.com/p/c/Kentucky_Derby_2019_Contenders

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La genealogia del favorito Game Winner

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Il cavallo al rientro dopo la vittoria nella Breeders Cup Jouvenile

 

Eugenio Colombo racconta Justify, il vincitore della Triplice Corona Americana.

 

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di JJcdH

#EugenioColombo, un grande dell’ippica internazionale che fa onore all’Italia, ci parla del vincitore della Triplice Corona Americana, di Justify, un gigante del Turf mondiale.

Gli ingredienti per fare del personaggio di cui raccontiamo la storia un classico esempio di brutto anatroccolo poi diventato un principe, ci sono tutti. Il papà che è scomparso in giovane età e lui che è stato più volte scartato a una sorta di talent esclusivo riservato a quelli che poi con l’età diventeranno il top assoluto. Il suo nome è #Justify, e in quanto a bellezza, invece, non è secondo a nessuno. Con quel colore bronzeo del mantello, e quelle linee slanciate che ne fanno un semi dio. Justify è un purosangue, si un cavallo da corsa. Ci racconta la sua storia milionaria un broker, il più importante in assoluto sul mercato del purosangue, chiama Eugenio Colombo, è un italiano che ha assistito di persona a tutta la pur breve epopea di Iustify, arrivato nella mecca del cavallo da corsa alla fine degli anni settanta dove, è il caso di dirlo, è divenuto quello che si dice un “emigrato di lusso” con clienti che si chiamano #KarimAgaKhan, #DanielLeopoldWildenstein (mercante d‘arte), #FrankStronach (MagnaInternationalInAutomotive), #TeruyaYoshida (maggiore imprenditore ippico giapponese) per cui ha acquistato e venduto campioni per decine di milioni di dollari e di vecchie lire, dato che ha trattato Tony Bin di #LucianoGaucci per 4 milioni di dollari. <Iustify bello era bello, quando a 18 mesi fu presentato alle maggiori aste di purosangue del mondo, quelle di #Keeneland a settembre> (ultimo dato. 2017 furono messi all’incanto in 12 giorni 2.555 cavalli per l’astronomica cifra di $ 307,845,400 per una media di $ 120,487).

<Ebbene, alla sessione del 2016, non lo voleva nessuno. Aveva dei difetti che per un cavallo da corsa ne compromettono il rendimento. Prima di passare nel ring di presentazione e battuto dal venditore, fu visto da ben cinque veterinari e quindi sotto l’occhio attento di altrettanti acquirenti>. Fu quindi uno scarto quello che si aggiudicò Elliot Walden, il manager di un gruppo che comprende #WinStarFarm, #ChinaHorseClub, #HeadofPlainsPartners e Starlight Racing?. <Certo! Ma uno scarto per modo di dire dato che alla fine fu battuto in asta a 500.000 dollari>.

Come tutti i puledri, anche per Justify arriva il momento di dar prova di se. Viene affidato al training di un mago dell’allenamento americano e internazionale, Bob Baffert. Non uno qualunque: qualche anno prima aveva sellaàto AmericanPharoah, un altro campione assoluto. La stoffa di cui era fatto Justify si capì subito dopo la prima corsa in carriera e dopo aver aspettato ben due anni dall’asta prima di scendere in pista, probabilmente perché i guai che lo affliggevano non consentivano al trainer di metterlo in campo già a due anni, quando i purosangue incominciano a correre. E #BobBaffert dovette attendere la primavera del 2018, per presentarlo in corsa, all’inizio dei tre anni.

L’avvio folgorante in quell’evento per debuttanti entrò subito a far parte del sogno di qualsiasi proprietario di cavalli da corsa. Non solo vincere il Derby, nel caso quello per eccellenza: quello del #Kentucky, ma addirittura la #TripliceCoronaAmericana, un trittico che impone di passare per primi sul traguardo nel giro di un mese anche nelle #Preakness e nelle #BelmontStakes. <Sono tre corse micidiali – prosegue #EugenioColombo -. Si disputano su percorsi in sabbia. Justify non solo le ha vinte ma ha inflitto distacchi abissali agli avversari: tra l’acclamazione di una folla in tripudio per questo cavallo che viene ritenuto il più forte di tutti i tempi in America. Le corse – prosegue Colombo – sono da sempre molto popolari. Accanto alla popolarità c’è anche un enorme prestigio. Basti pensare che possiedono allevamenti e cavalli da corsa personaggi come #PeterBrant (imprenditore e collezionista d’arte), #ArthurHancock (Stone Farm), #GaryTanaka (#AmerindoInvestmentAdvisor), CarlIchan (Apple), #MariaNiarchos, #Phippsfamily, #Galbraithfamily, #CharlesFipke. Oltre agli arabi #PrinceKhalid AbdullahSheicksMohamedalMaktoum,

#RonaldRegan invece era un appassionato di equitazione con tanto di sella italiana marca Pariani. In Europa non sono da meno. Un cavallo di LadydeRothschild è recentemente arrivato secondo nelle King George and Queen Elizabeth Stakes, quella che viene chiamata “La corsa dei diamanti”, un oggetto “ricordo” che viene consegnato al proprietario del vincitore anche molto familiare a #SirAnthonyErnestOppenheimer, il re dei diamanti che con Golden Horn ha vinto recentemente il Derby di Epsom.

Sei corse, sei vittorie per Justify: imbattuto Poi in luglio lo stop improvviso. Il cavallo si è risentito a un nodello durante un allenamento. Ed stato ritirato in razza a fare lo stallone. <Il giro d’affari statunitense verificabile sul fatturato di tutte le aste Usa, nel 2017 è stato di 997.193.130 milioni di dollari. <Il segreto di un business così elevato – conclude Eugenio Colombo – sta in un unica formula: possedere e allevare purosangue offre enormi vantaggi da un punto di vista fiscale con grandi possibilità di detrazioni>.

 

 

«Noi siamo editori puri». E’ scomparso #CesareBrivioSforza. Grande editore, grande ippico.

Redazione JJcdH

E’ stato editore del Secolo XIX, Gentlemen Rider, Propprietario di scuderia, allevatore. Cristiana, la figlia prosegue nell’ippica la grande tradizione paterna. A lei le condoglianze di Chavalier.net e dell’editore del blog il giornalista professionista Claudio Gobbi, .

Crediamo di far omaggio ai lettori, pubblicando forse il suo ultimo scritto sul mondo ippico. E’ la lettera al Corriere della Sera di don #CesareBrivioSforza in risposa al servizio sullo stesso quotidiano di Claudio Gobbi in merito alla gravissima crisi dell’ippica italiana e la risposta dello stesso giornalista. Era l’ultimo editore puro dell’editoria italiana.

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Doping. Lettera aperta al #MinistrodellaSanita’, Sig.ra #GiuliaGrillo. E pc al ministro #GianMarcoCentinaio.

Gent.mo Sig. Ministro della Sanita’,Sig.ra Grillo Dott.ssa Giulia;

e P.c.:Sig. Ministro delle Politiche Agricole,Centinaio Dr. Gian Marco;
Sig. Ministro Ambiente,Costa Gen. Sergio;
Sig. Presidente del Coni,Malago’ Dr. Giovanni;
Sig. Governatore del Veneto,Zaia Dr. Luca;
Sig. Medico/Veterinario Costa Dr. Aldo;Responsabile Aulss6 del Veneto;

<In Italia,il 14 Dicembre 2000,e’ stata varata la Legge 376,che definisce il doping:”La somministrazione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche,al fine di alterare le prestazioni agonistiche dei Cavalli”.

A quanto mi risulta,il medico/veterinario presente in loco del SSN,ha il dovere di certificare che un Cavallo sia idoneo per gareggiare(vedi forma fisica e mentale),cioe’ privo di patologie in atto ed in buona salute. Deve altresi’ predisporre specifici controlli,inerenti la verifica del livello di sensibilita’ degli arti dei Cavalli iscritti alla gara. In primis dovrebbe SEMPRE valere comunque la regola,della tutela del benessere del Cavallo!

Perche’ nessuno e’ in grado di spiegare(es.:i veterinari di servizio presenti negli Ippodromi),perche’ oltre l’80% dei Cavalli che vengono abbattuti,in seguito a gravi lesioni musco/scheletriche,erano gia’ infortunati prima dell’inizio della gara?

Caffeina,morfina,cocaina,analgesici vari,ecc.,vengono in genere utilizzati per eliminare il dolore e logica vuole,che “possono” gareggiare anche dei Cavalli infortunati e molti infortuni vengono “mascherati” con i numerosi antidolorifici,che leggendo recenti statistiche,diventano la causa principale di abbattimento dei Cavalli,durante o dopo la gara!

Ricordo che il Regolamento di Polizia Veterinaria,all’Art.24,comma B,obbliga la vigilanza da parte dei veterinari del SSN,su tutti i “concentramenti” di animali(come nel caso degli Ippodromi,ecc.),arrivando anche alla possibilita’ di sequestrarne la struttura,nel caso di gravi irregolarita’ sanitarie!

I veterinari del SSN,devono essere degli esperti in patologia ippiatra(in Italia purtroppo,siamo carenti rispetto al resto dell’Europa di simili figure),sono responsabili dell’assistenza in tutte le fasi della corsa in caso di emergenza e delle previste verifiche preliminari e dei vari prelievi ufficiali,cosi’ come previsto dal DRG 647 del 2007 e la OM del 21/07/2009!

E’ dato sapere chi sono i veterinari che eseguono i test antidoping? Perche’ i veterinari pubblici del SSN,non hanno quasi voce in capitolo in materia doping? Perche’ deve essere cosi’ sottile il confine,tra lecito ed illecito?

Perche’ non si e’ mai visto un processo penale,a carico di chiunque abbia dopato un Cavallo,per associazione a delinquere finalizzata al doping? Oppure per frode sportiva?

Al giorno d’oggi per raggiungere certe velocita’,(a mio avviso inverosimili!)che non possono essere tempi naturali alla velocita’ fisica del Cavallo,esiste sempre e solo la manipolazione da parte degli umani e la gran parte di coloro(che per fortuna rappresentano la stragrande maggioranza di persone perbene!)che lavorano nell’ambiente onestamente e con enormi sacrifici personali ed economici,ne sono a perfetta conoscenza,purtroppo!

Le corse si devono vincere solamente con l’allenamento,il sacrificio e lo spirito di sportivita’ oppure a “paglia e fieno”,come si usava dire una volta,nell’ambiente degli Ippodromi!

Dopare un Cavallo,e’ uno degli atti piu’ spregevoli,vigliacchi e criminali che esistono,perche’ il Cavallo non decide di doparsi(a differenza di noi umani)e rischia lesioni gravissime che possono anche portarlo alla morte;dal momento che il Cavallo perde la sensibilita’ al dolore,alla fatica,cancellando i necessari stimoli per l’autodifesa e l’autopreservazione che la natura gli ha fornito!

Non dimentichiamoci mai,che nonostante la sua mole,il Cavallo e’ uno degli animali piu’ sensibili e delicati che esistano in natura,soggetto a molteplici malattie,oltre che fragile e molto pauroso;dal momento che in natura e’ sempre stato considerato una preda e non a caso partorisce di notte,per essere al riparo dai vari predatori.

Considerato che le corse dei Cavalli in Italia,sono sovvenzionate con soldi pubblici e dal momento che un Cavallo non e’ una “slot machine”….,lancio un appello alle Istituzioni dello Stato che regolamentano il mondo dell’Ippica;affinche’ si attivino per lanciare una vera cultura del welfare e del soccorso dei Cavalli che rimangono feriti in pista,dotando ogni ippodromo di una clinica mobile(anche a noleggio),adeguata per soccorrerli tempestivamente!>.

Ringranziando per l’attenzione che mi avete dedicato e nella speranza che il 2019 diventi l’anno della rinascita dello sport dell’Ippica e del rispetto verso il Cavallo;consideratemi a Vostra completa disposizione,per ogni eventuale suggerimento o tipo di collaborazione che ritenete possa tornare utile,per migliorare la qualita’ della vita dei Cavalli negli ippodromi! L’occasione mi e’ gradita per inviare i miei piu’ distinti saluti ed auguri per il Vostro non facile lavoro.

In fede:

Celin Sergio
Portavoce Comitato padovano contro il doping e la macellazione dei Cavalli da corsa

“CABALLUS: la sintesi vitale tra Arte e Bambino” in HORSE PAINTING nel galoppatoio militare del parco fluviale del Meisino.

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Nella foto il capitano Ferruccio Dardi a cui è intitolato il galoppatoio militare

di #GabriellaIncisadiCamerana

Nell’area che ospita anche il Galoppatoio, già destinata, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, a poligono militare, e oggi inglobata nel #parcofluvialedelMeisino, realizzato dal Comune di Torino a partire dal 2001, si svolgerà, domenica 3 marzo, l’evento equiartistico «CABALLUS: la sintesi vitale tra Arte e Bambino» che fa parte del progetto internazionale HORSE PAINTING, a sostegno dell’educazione emozionale dell’infanzia, ideato a centro ippico Mahdia, in Tunisia.

Il galoppatoio militare fu intitolato al capitano Ferruccio Dardi, del Gruppo Corazzato Novara, morto nel 1942 in Africa settentrionale, difendendo il proprio Squadrone da un attacco di carri inglesi. Questo triestino, fulgido esempio di attaccamento al dovere ed elette virtù militari, perse la vita a El Qatara (A.S.) che si trova all’interno del Deserto Libico dell’Egitto nord-occidentale, habitat ideale di ghepardi, gazzelle, lepri e volpi.

La depressione di Qattara, per le sue caratteristiche geografiche, assunse grande importanza durante i combattimenti tra le forze italo-tedesche e quelle britanniche in Nordafrica; era impraticabile per i veicoli militari a causa della presenza di distese saline, alte scarpate e dell’incessante presenza del fech-fech, sorta di sabbie mobili secche, impedendo ad entrambi gli eserciti ampie manovre di aggiramento dello schieramento avversario, costringendo le due parti in lotta a scontri delimitati geograficamente e al massiccio impiego di artiglierie per scardinare le prime linee nemiche.

Dice un vecchio adagio, caro a molti soldati, che «i caduti non muoiono veramente finché ci sia qualcuno a ricordare il loro nome» : Ferruccio Dardi era un ottimo cavaliere che partecipò con successo a numerose competizioni di livello europeo ed olimpico, a cominciare dal concorso nazionale organizzato a Treviso all’ippodromo S. Artemio, dalla Società Trevigiana Corse Cavalli, presieduta dal conte Persico nel novembre 1935 in cui vince, allora sottotenente, la gara saltando 2 metri e facendo errore a 2.10, in sella al cavallo italiano Glauco II.

La sua lapide riporta l’epitaffio dettato dai suoi soldati: « Gettò il cuore oltre l’ostacolo » e cosi’ vogliamo ricordarlo nelle tante difficoltà che costellano il percorso di chi condivide la quotidianità con la disabilità. HORSE PAINTING può essere un vero battesimo del cavallo dove non c’è una performance adattativa, ma l’inizio della consapevolezza umana che questo essere così grande, così caldo, così forte, eppure così vulnerabile, può diventare un amico prezioso. L’amico con cui guardare con fiducia e serenità oltre l’ostacolo.

Il pony shetland Minidino, l’aveglinese Babà ed il murgese Quattro, maestri di vita, vi aspettano a Torino, nel Parco fluviale del Po, domenica di carnevale 3 marzo, a partire dalle ore 14.00 presso il Centro Ippico Meisino, in collaborazione con l’associazione A.S.SE.A. Onlus, per un happening che vede protagonisti sia cavallo e bambini sia cavallo ed un artista pittore.

 

Per maggiori informazioni: A.S.SE.A. Onlus 333 752 0732 / a.assea@libero.it

Centro Ippico Meisino tel 335 809 4789 / email info@centroippicomeisino.it