Equitazione. Storia di una passione: cronaca di una coppa delle nazioni. (parte prima e seconda)

Questa l’esplosione di gioia dopo l’ultimo salto di Antonio Alfonso ultimo percorso dei due giri di coppa, percorso netto. Duccio abbraccia il papà di Filippo Bologni.

Nella foto l’esplosione di gioia del team vincitore. A sx Duccio Bartalucci capo spedizione.

Nelle foto qui sopra. A sx la proprietaria del cavallo, Roberta Zaganelli. Al centro in alto CONQUESTADOR e Antonio Garofano. A dx una fattrice con redo di Roberta Zaganelli.

Un racconto unico, la storia di un cavallo, e di un concorsi ippico internazionale vinto nelle parole della sua appassionata proprietaria.

di Roberta Zaganelli

Di quando ha inizio l’avventura.

Una gara di Coppa delle nazioni da dietro le quinte sono un’esperienza senza eguali nel mondo dell’equitazione, ma io che sono una proprietaria di cavalli la soffro ancora di più. La preparazione sportiva parte molto tempo prima, all’inizio della stagione agonistica cominciando con un severissimo vet check una gestione alimentare equilibrata, un programma atletico ben studiato, esercizi in campo, consigli, confronti e conforti. I proprietari invece, insieme ai supporter le mogli i parenti e affini di tutti i componenti della squadra, attivano immediatamente il tam tam delle operazioni di routine: spunta calendario iscritti, pillole di serotonina, esercizi mentali sopravvivenza grande evento, scongiuri di rito, richiesta di interventi soprannaturali, formule magiche, superstizioni e scaramanzie.

Il giorno della partenza del van, insieme al portellone si chiude un capitolo importante, l’immenso lavoro per quei 90 secondi di gara, e quando cavallo e cavaliere partono per il concorso, I supporter tessono una ricca trama di relazioni ai quali viene affidato il fragile compito di supporto dei supporter stessi: pensatemi, mandate influssi positivi, guardate lo streaming, non ditelo a quello, quell’altro deve fare le stesse cose dell’altra volta e così via con le indicazioni di massima. Last but not least chat collettiva al fine di minimizzare le perdite di tempo, perchè si sa in gara il tempo è prezioso.

Il giorno della gara ha inizio con quell’insolito silenzio misto a nausea per ansia da prestazione. Sveglia traumatica, adrenalina in circolo, abbigliamento rigorosamente appropriato. Eh si i vestiti hanno un’importanza direttamente proporzionale all’entità del concorso. Maglietta fortunata, braccialetti scaccia malocchio, scarpe da letame-campo prova-pioggia-fango e scaramanzie.

La preparazione di noi proprietari e accompagnatori si svolge con il mantra della filosofia decoubertiana, siamo qui per partecipare, non per vincere. Non ci dobbiamo creare aspettative. Sarà quel che sarà…certo che…però…

Nel frattempo in scuderia i riti sono più o meno gli stessi, ovviamente con una attenzione maggiore perché è decisamente più accurato l’impegno del binomio, ogni piccolo errore può compromettere la gara. Preparare il cavallo invece è tutta un’altra storia, il quale a suon di coccole passa il vaglio di vari controlli, verifica gambe, garretti, piedi, massaggio schiena, pulizia e lucidatura pelo, intrecciatura criniera. Conquestador è un cavallo molto dolce ed educato, ama i grattini in testa ed è ghiotto dii brownies. 30 minuti prima di ogni gara ne mangia due mentre subito dopo Antonio allunga degli zuccherini. Perché Antonio, ama Conquestador e lo tratta come fosse un gioiello di famiglia, di una famiglia molto allargata, la ‘big’ family composta da me, la vera proprietaria di mia figlia Elena, la sorella Carlotta, la moglie di Antonio Sonia, l’amichetto di Conqui (groom) e naturalmente la sua metà, Antonio Maria Garofalo.

Lucidato. testiera, sella paratendini, testiera si scartano come fossero reliquie le dotazioni della FISE per le gare di Coppa delle Nazioni il sottosella e cuffietta. Non parliamo della tanto sospirata giacca rossa di Antonio con il tricolore nel colletto. Si signori oggi si combatte per il tricolore! E noi siamo fieri ed anche tanto emozionati.

Calpestare campi prestigiosi degli CSIO 5 stelle e poter ammirare un parco ostacoli che non ha eguali, non è appannaggio di molti, averci un cavallo che ci gareggia ancora meno. Mi ritengo fortunata di aver un elicottero chiamato Conquestador, un concentrato di forza e propulsione. Nato da Nabab de Reve e Melissa (da Farmer) ne eredita quella impulsività tipica dei cavalli di talento. Di difficile gestione ha bisogno di un cavaliere pacato e dai modi gentili. Testardo suscettibile ma con un cuore grande ripaga la sua incontenibile esuberanza con la generosità durante lo svolgimento di percorsi complessi che richiedono grandi sforzi.

La ricognizione del percorso per noi accompagnatori invece finisce sempre con gli stessi commenti: è un giro immenso, da qui non se ne esce vivi, legna per questo inverno, no vabbè ma il “4” lo hai visto? Perché il centrale della doppia? la rivieraaaa!

Il campo prova è la penultima dolorosa prova che si affronta. Concentrati e orgogliosi accompagniamo i nostri guerrieri al fronte, e si perché di guerra trattasi miei cari. Dal campo prova la postazione spesso è la seguente: alcuni sbirciano nascosti dietro gli alberi, altri rimangono in attesa in un limbo separato, io assisto e divulgo i dispacci ai turni con Sonia: ha appena iniziato! No sta ancora lavorando in piano… sta cominciando a saltare! Non sai…sta su un oxer che è una casa, Conqui si cappotta, non puoi capire come salta…sta al passo…l’ultimo verticale…aiutoooo.

Garofalo to the gate. Panico.

Chi non appartiene al mondo dei cavalli non può rendersi conto della sofferenza che si prova e l’adrenalina che si produce quando si guarda il percorso dal “kiss and cry”, e nemmeno può immaginare che il percorso oltre al cavaliere lo saltano anche gli accompagnatori. E chi non ha il coraggio di guardare, viene avvolto da un silenzio sempre più assordante. Ogni minimo errore può compromettere il duro lavoro di mesi e anche quello della squadra, dove niente viene lasciato al caso. Si soffre e si gioisce insieme perché anche se l’equitazione non è un gioco di squadra in realtà si avvale di una squadra grandissima.

Antonio Maria Garofalo Conquestador Filippo Bologni Quilazio Antonio Alfonso Donanso  Emanuele Camilli Jakko i quattro principi delle Asturie agli ordini del capo equipe Duccio Bartalucci hanno tutti contribuito alla vittoria della storica Coppa delle nazioni di Gijon in Spagna. Un anno di lavoro per quei maledetti pochi secondi per poi salire sul gradino più alto del podio.

Qualcuno mi ha chiesto più volte se io ero a conoscenza delle caratteristiche di Conquestador che per me è come un figlio, e io non ho mai avuto dubbi. Una mamma lo sa e non può sbagliare!

 

Sara e Camilla ecco come ricondizionano i cavalli da corsa per gli sport olimpici.

Solo incompetenti e spesso in malafede negano che il cavallo da corsa, purosangue e trottatore possa essere utilizzato nelle competizioni olimpiche e negli altri sport dedicati al cavallo. Ecco l’esempio e uno scritto di Sara Ceccacci e Camilla Orlandi (CG).

Qui sopra: da sx. Luca e Luca con Aguja una cavalla ricondizionata e ricollocata, Only Now, Orbita Azzurra e Dieta Petral

Nelle foto di apertura Sara (a sx) e Camilla

di Sara e Camilla

La storia di Camilla

Buongiorno a tutti i lettori, ci presentiamo: siamo Sara Ceccacci e Camilla Orlandi, due ragazze unite da una passione in comune che nasce in entrambe con una storia analoga. Abbiamo 26 e 25 anni, abitiamo nel Lazio e in Toscana. Ci siamo affacciate nel mondo equestre all’età di 8 anni, per lo più passeggiate. Poi ognuna di noi ha avuto un vissuto distinto, Camilla ha dato una svolta alla sua passione con l’arrivo della sua prima cavalla Orbita Azzurra, una Trotter di 3 anni. Il suo arrivo l’ha trasportata nel mondo ippico per cercare notizie sul suo passato, ed è cosi riuscita ad entrare in contatto con gli allenatori della sua puledra entrando a far parte di una delle migliori scuderie di cavalli da trotto montato. La sua passione è maturata di giorno in giorno fino ad avvicinarsi al mondo del galoppo, del quale oggi fa parte come Amazzone montando in corsa.

La storia di Sara

Invece la mia storia equestre è partita nella monta inglese con la disciplina del completo e dei pony games, ma già da piccolissima ho sempre avuto attrazione verso il cavallo da corsa. Circa sette anni fa comprai la mia prima cavalla, una Anglo araba a fondo inglese in piena attività, ritirata da me dal mondo ippico, uscita lei, entrata io, che inevitabilmente finivo con l’innamorarmi di quei cavalli speciali, in particolare uno, quello che ha fatto scattare in me la voglia di fare qualcosa di concreto per loro. Only Now, purosangue, il cavallo dei miei sogni, un carattere eccezionale, venduto a fine carriera in Sicilia. Feci una promessa a quel cavallo, gli dissi che l’avrei salvato e dopo un viaggio durato 10 mesi l’ho riportato a casa con me. Arrivò zoppo, ma con una luce negli occhi che non dimenticherò mai.

Entrambe negli anni abbiamo cercato sistemazione per i cavalli che ci sono entrati un po’ nel cuore come nel caso di Noble Soul purosangue di 3 anni che Camilla ha sistemato a Roma in una famiglia con due bambine che lo trattano come un fratello, Aguja anche lei una purosangue di 3 anni che ho presentato ad un amico e condividono da tempo una bellissima storia di intesa e collaborazione.

Il gruppo Facebook “Ricollocamento cavalli da corsa”

La nostra unione oggi si concretizza nell’idea di creare un gruppo Facebook dove segnalare e condividere cavalli in cerca di casa, in vendita o adozione, filtrando noi le richieste per assicurarci che vadano a star bene. “Ricollocamento cavalli da corsa” il nome del nostro gruppo è solo l’inizio di mille idee che vorremmo portare a compimento, come quelle di fondare un’associazione atta a rieducare questi cavalli superlativi con l’appoggio di scuderie e volontari, così da poter dare una seconda vita non solo come animali da affezione ma anche come atleti, data l’età e la breve carriera ippica restano cavalli versatili su più discipline e sarebbe un messaggio importante per rilanciare anche il settore ippico sapere che in Italia esiste un canale di redistribuzione legale che pensa al loro benessere, poter dare cavalli avviati, rieducati, trasformerebbe anche l’opinione distorta che esiste nel settore equestre del purosangue ingestibile e non adatto.

La valorizzazione di una razza straordinaria

Si rivalorizzerebbe una razza intera e cesserebbe di essere il cavallo preso perché costa poco che poi finisce nelle mani sbagliate che lo rende ingestibile. Faremo un passo alla volta sperando che questo progetto possa arrivare lontano e suscitare interesse nelle persone così da avere la possibilità di creare questa fondazione per aiutare cavalli e umani ad incontrarsi per vincere la corsa più importante insieme!

La genealogia Only Now, il purosangue di Sara

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Gran premio di Milano. Se ne va un altro pezzo di ippica. (pdf+video)

Il “Milano” è stato ridotto da 2400 a 2000 metri. Ecco chi ha preso la decisione.

Se coloro che hanno ritenuto di portare il Milano a 2000 metri pensavano di attrarre grandi cavalli dall’estero per riportare la borsa a GR1 nn hanno capito nulla. Solo aumentando il montepremi ad almeno 1 milione di € complessivo, il Gp potrà tornare ad essere una vera corsa.

Il precedente vergognoso del Derby insegna. Così di certo si favoriranno modestissimi cavalli provenienti dall’estero.

Questo il link in cui potrete trovare i nomi della commissione ministeriale istituita da Centinaio.

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Il filmato del Gp Milano del 1930 vinto dal sommo Cavaliere d’Arpino di Federico Tesio.

 

 

Gran Premio Merano, Vanto dell’ippica italiana ed europea. I partenti, la storia, e molto altro ancora.

Edizione n. 80. Alla presentazione dello scorso lunedì sono intervenuti il sindaco di Merano, Paul Roesch, l’assesore aI bilancio Nerio Zaccaria, quello delle pari opportunità e del turismo Gabi Strohmer, il patron del Wine Festival Hemuth Köcher, il vice presidente dell’Azienda di Soggiorno di Merano, Enzo Coco. Il Presidente di Merano Galoppo Gianni Martone, il vice presidente Dott.ssa Clara Martone e il vice presidente della Crystal Cup Mario Pirone, hanno illustrato contenuti e peculiarità del meeting ormai alle porte.

Santorre di Santarosa

Il Meeting quest’anno si svilupperà nelle giornate del 28 e 29 settembre, due giorni di grandi corse, ospiti internazionali, mondanità, con una serie di appuntamenti di alto profilo. In particolare, sabato 29 si disputano il 75° Premio delle Nazioni memorial Marco Rocca (Gruppo II), abbinato alla Crystal Cup-European Cross Country Challenge, la 65° edizione della Gran Corsa Siepi di Merano (Gruppo I) il Premio Steeple Chase d’Italia memorial Mario Argenton (Gruppo II per novizi) e la seconda edizione del Gran Premio Merano Haflinger, una prova sul miglio per i migliori soggetti di razza haflinger.

Domenica 29 è il giorno del 80° Gran Premio Merano Alto Adige (Gruppo I internazionale), senza dimenticare l’ 11° Gran Criterium d’Autunno (Gruppo I per 3 anni) e la Corsa Siepi dei 4 anni (Gruppo II). Il campo dei partenti non è ad oggi ancora definito, bisognerà attendere il fatidico mercoledì di avvicinamento, (25 settembre) giorno in cui nella storica sala bilance dell’ippodromo si verrà a comporre la lista dei partecipanti alla corsa clou del nostro ostacolismo nazionale.

Anche quest’anno, alla luce del grande successo riscontrato, in ambedue le giornate il parterre ospita un’anteprima del Merano WineFestival di Helmuth Köcher la consueta degustazione di vini selezionati. Presenti numerosi stands di Partner e Sponsor, nonché varie postazioni per degustazioni culinarie. Il pubblico potrà ammirare le evoluzioni di parapendio di Aaron Durogati, i voli acrobatici del Gruppo MTM, nonché l’eleganzza e la grazia delle ballerine della Scuola di danza Arabesque. Verrà riproposta l’elezione della signora più elegante nell’ambito di Lady Fashion, con tanto di giuria e la presenza a Maia di Filippo Merola, in arte Filo, nella sua consueta veste di cantante, autore, intrattenitore e showman. Gli ottanta anni di storia del Gran Premio Merano verranno inoltre rivisitati nelle spettacolare mostra fotografica proposta dal fotografo storico di Maia, la Fotopress Arigossi.

Da sottolineare la riproposta nel suo nuovo format, della Lotteria che dispenserà vari premi di valore tra i quali una Citroen C3 Shine PureTech 82 messa in palio da Auto Barchetti/Bolzano e vari altri premi significativi. La Merano Galoppo allestirà inoltre alcune eleganti postazioni Sky Box ed un maxi-schermo sul parterre per la visione delle corse, la più dettagliata possibile. Infine la novità assoluta per questa edizione, la predisposizione sul parterre di ben tre mongolfiere, con le quali si potrà sia al sabato che nella giornata di domenica effettuare un volo vincolato, per un colpo d’occhio delle piste, della struttura e della conca meranese, dall’alto!

Sabato 29 settembre l’ippodromo aprirà alle ore 12.00 con servizio ristorazione e anteprima Merano WineFestival con degustazioni vini selezionati, prima corsa prevista per le ore 14.00. Domenica apertura ore 11.30, servizio ristorazione e WineFestival e prima corsa per le ore 13.00.

I probabili partenti

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Il percorso

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La storia del Gran Premio

La storia del Gran Premio Merano inizia nel 1935, ma in verità già prima di quell’anno la città era nota per le corse dei cavalli, disputate sin dal tardo ottocento quando il territorio dipendeva dalla corte degli Asburgo.

Gli albori. È appunto però nel 1935 con la costruzione dell’ippodromo, che possiamo datare l’avvio della moderna tradizione ippica meranese e l’attribuzione all’impianto della specializzazione di pista prevalentemente destinata alle corse ad ostacoli, seppure con una spiccata vocazione anche per quelle in piano.

Contestualmente alla costruzione della struttura e alla prima edizione del Gran Premio venne istituita la Lotteria di Merano che, tra le poche lotterie nazionali, era quella con la maggiore dotazione.

Internazionalità. Il Gran Premio Merano ha contribuito in maniera  notevole alla diffusione del nome della città e del suoi Ippodromo sia a livello nazionale che internazionale.

È un Gran Premio di grandissima tradizione e prestigio, diverso da tutti gli altri del panorama ippico e per questo in grado di occupare un posto speciale sia tra gli appassionati e gli addetti ai lavori sia tra coloro che si affacciano solo occasionalmente a questo sport.

Grandi firme. Infinite sono le storie di uomini e cavalli che questa corsa custodisce, come ad esempio quella del primo vincitore, il francese Roi de Trèfle, a testimonianza di come sin dagli albori  si sia ritagliata uno spessore internazionale, ancora oggi riconosciuto.

 

È stato il sauro Or Jack negli anni Novanta a vincerlo per tre volte consecutive, Aegior condivide con lui questo primato ma in anni diversi, Pigalle lo ha dominato nel 1968 con una galoppata da molti considerata la più eclatante della storia della corsa, The Champ si chiamava il cavallo che lo vinse venendo da più lontano (Nuova Zelanda), e Creme Anglaise la cavalla che per prima ha vinto il “Merano” in rappresentanza di colori locali che sono saliti sul gradino più alto anche nel 2002 con Present Bleu.
Negli ultimi anni Merano ha saputo rinvigorire questa vocazione di punto di incontro dell’ostacolismo europeo, grazie alla partecipazione di cavalli provenienti, oltre che dalla Francia, anche da Germania, Austria, Polonia, Repubblica Ceca e da Oltremanica
Nel 1999 Kifti è stato il primo tedesco a vincere, mentre il ceco Masini ha iscritto per la prima volta nel 2004 il nome di un cavallo di scuderia dell’Est nell’albo d’oro. Sharstar è stato l’ultimo beniamino italiano al 100% a trionfare con l’uno-due del biennio 2008-09, mentre le edizioni 2013-14 hanno premiato il sodalizio ceco-italiano di Alpha Two. Nell’edizione 2015, alla presenza fra gli altri degli ospiti irlandesi Willie Mullins e Ruby Walsh (allenatore e fantino ad ostacoli  fra i più celebri al mondo), è tornato a vincere un cavallo tedesco, Kazzio. La Repubblica Ceca per merito di Mazhilis e Al Bustan è invece stata la protagonista in due edizioni recenti prima della impressionante irruzione sulla scena del francese Le Costaud, vincitore dell’ultima edizione capace di ascriversi l’ambito traguardo.

 

2-Le King George di Giorgio Bergamaschi (video edizione 2017-Enable).

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Qui sopra la carriera di Enable
Qui sopra il video della vittoria di Enable nel 2017

di Giorgio Bergamaschi

La 5 anni ad Ascot marcia sulla via del terzo Arc e affronta 10 avversariPerò, solo il cresciuto Crystal Ocean è il vero avversario da battere, che ovviamente senza Dettori in sella perde almeno il 20% di forza

Ascot – Tutto il mondo del turf freme e attende la replica, due anni dopo. Già, i riflettori globali sono già accesi e puntati sulla straordinaria Enable. Dopo averla seguita inizialmente con simpatia per la forza ed il coraggio che, uniti alla classe, ne hanno fatto una “scalatrice” delle classifiche mondiali, il mondo del turf ha cominciato poi ad amare veramente, e nel profondo, questa straordinaria Enable che da anni sta scrivendo una storia meravigliosa che, di corsa in corsa, si rinnova e – se è possibile – si migliora. Per noi italiani, poi, questo amore vale il doppio perché il suo interprete è Feankie Dettori, il miglior fantino del mondo: come ha ripetuto ancora lo scorso anno Sir Lester Piggott, non uno dei tanti fans o tecnici, ma addirittura il più “avaro” (in ogni senso, non solo nella complimentazione) e “classico” talento mai visto in sella, che ha caratterizzato un’epoca…

Tutti contro la “superfemmina” dal sangue anche tedesco – attraverso la linea di Urban Sea – sul traguardo che nel recente passato ha consacrato Danedream e Novellist prima di lei

A questo punto del suo percorso agonistico, sorge spontanea una domanda: “C’è qualcosa che Enable possa ancora fare e che, nella sua sfolgorante carriera, non abbia ancora fatto” ? No, non c’è praticamente nulla che la “superfemmina” non abbia ancora fatto. Da oltre due anni, la migliore cavalla del mondo è imbattuta: otto vittorie di Gr. I gonfiano il suo portafoglio e, proprio per questo, la figlia di Nathaniel dopo il doppio a seguire nell’Arc tenta quello (a distanza di due anni) nelle King George & Queen Elizabeth Stakes (£ 1.250.000.000), il 2.400 che costituisce il vertice agonistico dell’estate. Questo, prima di puntare al terzo Arc, che costituirebbe il record dei record! Dopo il primo centro in questa corsa siglato nel 2017, ora è dunque tempo di un bis per la regina di Khaled Abdullah, alla quale manca tuttavia un successo sul tracciato di Chantilly… Ecco, questa è quasi una stravaganza, per questa campionessa immensa, che ha dominato in lungo e in largo sulle piste d’Europa, poi facendo inginocchiare i rivali anche nell’esperienza Oltreoceano.

Mi chiedo– pensando alle King George –, in questa edizione che vede Enable partire con gli scontati favori del pronostico nonostante una pausa di circa 9 mesi (seguita dal vittorioso rientro nelle Coral Eclipse Stakes di Sandown Park), cosa potrebbero opporre ad Enable “oggi” due soggetti del “passato” come Danedream e Novellist? La domanda non è né retorica né oziosa, ma nasce sia dalla forza dei due tedeschi che dal 2011 al 2013 avevano “qualificato” la presenza tedesca sul parquet internazionale, sia dal fatto che nelle vene della campionessa di Gosden scorre sangue tedesco, attraverso la linea femminile Urban Sea-Allegretta, indubbiamente due fattrici-base prodotte dal Gestüt Schlenderhan. Urban Sea è, infatti, la bisnonna paterna di Nathaniel: segno ulteriore, e una volta di più, di come lo stud tedesco investa sulla solidità, classe e tenuta dei cavalli immessi in razza. I due tedeschi summenzionati, Danedream e Novellist, in un passato più o meno recente, sono stati i mattatori proprio della “Corsa dei diamanti” che andrà in scena sabato: Danedream e Novellist, sulla via dell’Arc, avevano calcato la scena di Ascot per poi volare su quella del Grosser Preis von Baden. Una scelta, un percorso, che meriterà di essere ripreso.

Tutti contro Enable

A Sandown, la 5 anni plasmata da Gosden e capitalizzata da Dettori, pur al rientro ha contenuto le velleità del buon Magical (Aidan O’Brien) al debutto annuale. Più o meno in… versione fotocopia di quanto accaduto nel 2018 nelle September Stakes (Gr.III) . Allora, era stato Crystal Ocean – presentato da Sir Michael Stoute – a tentare disperatamente di fermare il volo di Enable a Kempton Park, scelto per il rientro dopo un infortunio. Per il figlio di Sea the Star non c’era però stata via di scampo, sul fondo in politrack. Ma ora il cavallo è venuto molto avanti e quest’anno è imbattuto. Nelle Prince of Wales di Royal Ascot, del resto, ha dimostrato di quanto sia salita la sua caratura: il 19 giugno Crystal Ocean sotto l’impulso di Frankie ha scherzato con l’O’Brian Magical, con il tedesco di Francia Waldgeist sabato egli pure della partita, sempre in “formato” Fabre, quindi staccando Hunting Horn mentre la povera Sea of Class aveva ormai il suo “male oscuro” che già la minava.

Come “condimento aggiunto”, diciamo ancora che il Gr. I di Ascot sarà arricchito dalla partecipazione del vincitore del Derby di Epsom, Anthony van Dyck. Il 3 anni affronterà però avversari anziani di notevole esperienza, e scenderà nell’agone dopo la sua vittoria nel Blue Ribbon inglese, seguito dal secondo posto nell’Irish Derby del Curragh, in scia al compagno di training Sovereign ma davanti all’altro pensionario di Ballidoyle, Norway, per una tripletta firmata dall’onnipresente stallone di casa, Galileo.

Tra gli avversari della “regina” anche un giapponese, Cheval Grand

Oltre a 4 rappresentanti della forma di O’Brien, al via ci saranno Defoe (Roger Varian, con Andrea Atzeni) ben cresciuto, poi ecco Cheval Grand, l’ospite nipponico allenato da Yasuo Tomomichi. Questo purosangue del Sol Levante merita la trasferta perché, nel suo portafoglio, sono contenute le credenziali del trionfo nella Japan Cup (Gr.I) 2017, e poi perché in questa stagione vanta un secondo, a Meydan, nel Dubai Sheema Classic (Gr.I). Presenti anche il locale Salouen (Sylvester Kirk / Jim Crowley) e quel Waldgeist (Pierre Charles Baudot) di cui abbiamo già detto altre volte: il portacolori dell’Ammerland è in comproprietà con il Newsells Park Stud (sezione inglese dell’impero Jacobs) e viene da un eccellente stagione 2018: quarto nell’Arc a meno di 2 lunghezze da Enable e Sea of Class dopo aver inanellato il poker costituito dal Prix d’Hedouville, , Grand Prix de Chantilly, Grand Prix de Saint Cloud e Prix Foy mentre quest’anno, al rientro in aprile, s’è ascritto il Prix Ganay infliggendo oltre 4 lunghezze a Study of Man. Sabato, al via delle King George ci sarà anche

Una menzione per simpatia, infine, per Morando (Andrew Balding), che ha vinto solo a Chester e Newbury. Questa primavera ha incontrato due volte Defoe, ed è uscito in entrambe le occasioni con le velleità seriamente ridimensionate.

1-Le King George di Paolo Allegri (video edizione 2018).

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nella foto Cheval Grand, un nipote per parte di madre di Tony Bin
Qui sopra il link del video della corsa del 2018 vinta da Poet’s Word

 di Paolo Allegri

“Opposizione stellare”. Così Racing post dà fiato alle trombe alla vigilia delle Qipco King George VI and Queen Elizabeth Stakes.

Sabato pomeriggio la Regina Enable cerca il secondo titolo in questa corsa che fino agli anni Ottanta ha fatto la selezione, il punto di riferimento nel Continente. Poi il livello delle King si è abbassato, lontano l’epoca d’oro del match del secolo vinto da Grundy su Bustino, qualche caduta poi il presente che è in stile più che mai britannico. Per gli inglesi, anche a livello sportivo, conta tutto quello che succede nell’Isola. Il mondo fuori a loro non interessa e allevano tanti cavalli nel solco di passione e tradizione ultrasecolare che continuano a considerare questo ‘garone’ di sabato ad Ascot la Corsa con la C maiuscola. The only race, nel quadro delle grandi sfide internazionali aperte agli anziani, Derby a parte perché Epsom è qualcosa di diverso come lo è il Kentucky Derby, evento a prensciscere dalle qualità degli attori, dalla punta di classe e velocità che il mix di purosangue di una generazione esprime.

Comunque, amici del turf, tenete presente che i numeri fotografano bene lo stato di salute di ogni classica del purosangue. Per le King, ad esempio, i rating dicono che dopo l’apice degli anni 2000 realizzato nell’edizione del 2011 (121) e il minimo del ’16 (con  un winner da 114) le ultime tre annate attestano lo standard costante su 117. L’impressione alla carta, letta la starting list, è che siamo di fronte ad una edizione 2019 del miglio e mezzo di Ascot ‘soprastandard’.

Enable, già sapevamo che era della partita, dichiarata mentre il trainer sfilava via la sella al tondino del dissellaggio dell’ultimo fantastico assolo.  Tu pensi che una così faccia terra bruciata. Non avete fatto i conti con quel senso dello sportsman che c’è in ogni bottega del training d’Oltremanica. La sfida è il sale della vita e dell’essere stesso sportivo. Così eccoti che il Manifesto delle vecchie King è qualcosa di stellare. Sentite qua: Dalle Prince Of Wales’ Stakes arriva Crystal Ocean, dal Derby di Epsom Antony Van Dyck e dalle Hardiwicke Stakes il vincitore Defoe. Tre assi da cuore che sul prato di Ascot galopperanno con frazioni e bagaglio tattico di quelli che rasentano perfezione, top, preparazione portata ad un livello di eccellenza.

E tutto per una borsa di 1 milione e 250 mila sterline. E sapete come l’hanno venduta in termini di marketing questa edizione delle King? La logica voleva che bastassero quei tre purosangue in espansione tecnica a sfidare la campionessa e il quadro stellare già sufficiente a comprare biglietti e dirigersi dal proprio provider di fiducia per la scommessa intelligente e ragionata sulla corsa. No, in piena Brexit, la promozione sulla corsa ha visto consumare inchiostro sulla qualifica internazionale della corsa, con arrivi dall’estero. Cheval Grand ha fatto il viaggio dal Sol Levante calando il titolo della Japan Cup e il muto di Chantilly, il maestro Andre Fabre ha preparato a puntino Waldgeist. L’esperto quotista di Coral’s in settimana ha sentenziato: “Questa è una delle più difficili e forti come livello del campo edizioni delle King. Non ne vedevamo così da diversi anni con i vincitori di Prince of Wales’, Derby, Coronation Cup, Japan Cup e plurivincitore di gruppo 1 in Francia”. In ogni caso la favorita al betting sarà lei, la Diva Enable. I puntatori le riconoscono lo status di superstar ed una scommessa in Inghilterra, in una corsa che raccoglie denari da tutti, è un moto popolare verso una cavalla amata dalla gente. Un’Isola intera che all’ippodromo, in tv e in streaming spingerà Enable verso l’ennesimo traguardo. Anche se stavolta non è facile. Contro tutti quegli assi da cuore che accettano la sfida.

Torna il grande polo. A Villa a Sesta Kings Polo Master europeo.

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di Santorre di Santarosa

L’ultima decade di giugno segna il momento più atteso dell’anno nel programma sportivo del Polo Club Villa a Sesta (VAS). Il Kings Polo Master (20 – 30 giugno), con la sua qualifica di 15 goal di handicap, è uno dei più importanti appuntamenti del calendario europeo 2019 di questa antica disciplina equestre, nonché il fiore all’occhiello del calendario italiano. È un torneo molto speciale, quello che parte domani. Garantisce agonismo, strategia, cavalli, strutture per un sempre miglior gioco. Per la prima volta in Italia le partite verranno infatti disputate su 5 chucker (tempi di gioco) anziché 4, una formula che molto raramente viene adottata nell’Europa continentale.

 

Sono sei i polo team che si affronteranno sui terreno del club toscano, che figura tra i top impianti europei, con la massiccia presenza di giocatori stranieri molto quotati.

La bandiera dell’Argentina, vera e propria patria del polo, è rappresentata da un nutrito gruppo di professionisti di alto profilo mentre l’internazionalità del torneo è confermata dalla presenza di ben cinque capitani che arrivano da oltre confine: due ungheresi (Robert Szucscon con il Cassiopea Polo Team e Peter Kis con St. Tropez-Las Palmas Polo Team), uno austriaco (Robert Kofler con Amadeus Polo Team nella cui squadra milita il giovane argentino Bautista Bayugar, con i suoi 8 goal di handicap il giocatore più quotato del torneo), una olandese (Nicky Sen con l’Anamara Polo Team, nonché unica donna in campo nel Kings Polo Master insieme all’austriaca Koko Kofler) e uno egiziano (Mohamed Elsewedy con il Mangroovy Polo Team).

L’Italia è rappresentata dalla squadra di VAS, il Villa a Sesta Polo Team, composta da Riccardo Tattoni, (a destra nella foto Archivio VAS) Ambassador della Federazione Polo Internazionale, che vent’anni orsono ha dato vita al progetto polo nell’azienda vitivinicola di famiglia, Gualtiero Giori, capitano della nazionale azzurra vincitrice del Campionato d’Europa 2018, e i fuoriclasse argentini Augustin Garcia Grossi (hcp 7) e Eduardo Menendez (hcp 6) che di VAS è da sempre direttore sportivo.

Come spiega Juan Bozzi, Polo Manager del Club: “L’evento rafforza la felice partnership che unisce il nostro circolo di polo toscano con il Kings Polo,

splendido impianto egiziano realizzato a Il Cairo. Sono più di sette anni che Mohamed Elsewedy passa con i suoi giocatori lunghi periodi di allenamento a Villa a Sesta. Ci gratifica pensare che il polo egiziano sia cresciuto molto anche attraverso quanto i giocatori e gli addetti ai lavori hanno guadagnato in professionalità nei lunghi periodi in cui sono stati stanziali a Villa a Sesta”.

Sui ‘polo pitch’ dell’impianto toscano, che lo scorso anno ha ospitato con un grande successo organizzativo i Campionati d’Europa vinti dall’Italia, da giovedì 20 a domenica 30 giugno si disputeranno quattordici partite. La prima parte della timetable, fino a mercoledì 26, prevede le partite di qualifica, mentre il clou dell’evento, con semifinali e finali, si disputerà da venerdì 28 a domenica 30 giugno.

VAS si appresta quindi ad ospitare un’altra grande sfida sportiva che, grazie anche alla partecipazione delle aziende partner (Frank Dubarry, Pineder e Maurizio Baldassarri) che come sempre contribuiranno con i loro eventi a creare un piacevole contorno di ‘non solo sport’, si preannuncia tutta da seguire.

VAS – Polo Club a Villa Sesta

Nato nel 2000, è uno tra i migliori polo club Europa. Sin dall’inizio ogni singolo intervento è stato progettato e realizzato con attenzione meticolosa alla tecnica, all’impatto ambientale, al benessere di cavalli e giocatori. VAS dispone di tre campi da polo a norma internazionali (tutti in erba Tifton) ed un campo pratica, tutti all’avanguardia sia per livello tecnico che per la struttura. Il campo principale, il n.1, misura mt 260 x 140, il campo n.2 misura mt 245 x 120 ed il nuovo campo ‘Sorleone’ misura mt 276 x 150. Le dimensioni del campo pratica sono mt 120 x 70. Il campo ‘Sorleone’, inaugurato nel 2017, oltre ad essere il campo più grande d’Italia, è adiacente ad un piccolo lago circondato di piante, location ideale per l’organizzazione di eventi e momenti di relax dei dopo partita. Una tribuna in marmo travertino sul campo n.1 ed un’area ricettiva coperta ed attrezzata di oltre 100 mq, con raffinato lounge bar a centrocampo, rendono Villa a Sesta Polo Club sede ideale ed impareggiabile per i tornei internazionali. L’evento più importante ospitato nell’impianto, oltre al Play Off Europa dei Mondiali nel 2011, sono stati i XII FIP European Polo

Championship – Quantocoin Cup organizzati con grande successo nel 2018.

Azienda Agricola Tattoni Villa a Sesta Spa

L’azienda è ubicata nell’incantevole scenario delle colline senesi, nel cuore del Chianti Superiore, tra Siena, Firenze e Arezzo. Si sviluppa in un territorio di antiche origini etrusche, presso le sorgenti dell’Ombrone senese, ed è un antico e pittoresco borgo sulla strada provinciale del Chianti fra San Gusmè ed il Castello di Brolio, nel comune di Castelnuovo Berardenga (Siena). L’Azienda, dispone di attrezzature all’avanguardia e vanta un’importante produzione agricola. Opera, seguendo le più antiche tradizioni toscane legate alla vocazione del luogo, nei settori vinicolo e olivicolo. La proprietà si estende per più di 1100 ettari di terreno, di cui 55 destinati a vigneto specializzato.

 

Ma c’è davvero la guerra in Libia? Un libico vince in Tunisia il Grand Prix de Carthage. Ecco quello che c’è da sapere sulle corse in Tunisia.

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Incredibile ma vero. I libici in pieno conflitto armato, sbarcano e sbancano in Tunisia nel Grand Prix de Carthage. Le corse in Tunisia sono sempre più vicine a quelle europee, con cavalli di ottima qualità. E i premi sono quasi al livello di quelli italiani.

di Gabriella Incisa di Camerana

Nel groviglio di una guerra che sembra senza fine e che è al tempo stesso diplomatica, una cyberwarfare e una battaglia economica per il controllo di banche e risorse naturali, la Libia conquista il podio, sabato 25 maggio a Tunisi, nel Grand Prix de Carthage, un GR3 internazionale, su una pista di 2000 metri in sabbia battuta. In un’atmosfera travolgente tra le urla di gioia, gli abbracci, i pianti commossi nell’euforia collettiva di centinaia di supporter libanesi, Assayel, uno stallone sauro di 7 anni, la cui linea materna è tunisina ma nato e allevato in questa terra martoriata del nordafrica, ha portato il suo allevatore, Faysel Gurgi, al meritato trionfo. Sulla scia delle precedenti 28 vittorie in Libia, in questa corsa ha distaccato i suoi avversari sin dai primi 1.000 metri, proseguendo la sua corsa sfrenata fino al traguardo dove, Khaled Azaiez, fantino libico, che in piedi sulle staffe e con il dito sulle labbra, ha sottolineato in modo eloquente la facilità con cui aveva corso e vinto!

Assayel in arabo significa origini nel senso di purezza, qualità principale di questa razza equina forgiata dal deserto che si è selezionata in un ambiente mozzafiato, incastonato tra le dune di sabbia e ora confinante con le città, come quelle di Tunisi o Monastir, dotate di ippodromi attrezzati per la corse di galoppo.

Considerato il cavallo perfetto, miglioratore di quasi tutte le razze, il cavallo arabo è noto per la sua bellezza, lo scatto alla partenza e un’incredibile resistenza a condizioni estreme: scarsità d’acqua, cibo povero e temperature roventi. Tra i beduini, questo cavallo era parte integrante della tribù.

Il Grand Prix du Président de la République.

Queste qualità rappresentano, ancora oggi, l’orgoglio dei loro proprietari che ogni domenica si sfidano sulla pista di Kassar Saïd, nella capitale tunisina, dove l’appuntamento imperdibile dell’anno è il Grand Prix du Président de la République, il Derby riservato appunto ai cavalli arabi, che si è svolto domenica 26 maggio alla presenza del Ministro dell’Agricoltura e dell’Ambasciatore russo in Tunisia.

Il sauro Issarab, che in arabo significa miraggio, dato 2 a 1, ha eclissato i suoi rivali, guidato alla vittoria da Sylvain Ruis, fantino molto amato in Tunisia, che al traguardo ha saputo distaccare di 8 lunghezze la puledra Irrimel El Badia, seconda arrivata, montata dal fantino Alves de Paiva.

Ma anche i berberi, la razza nordafricana reputata dai tempi delle corse circensi con le quadrighe, rappresentati negli splendidi mosaici di epoca romana conservati nell’adiacente Museo del Bardo, hanno avuto la possibilità di sfidarsi in due corse a loro esclusivamente destinate, su 1.600 e 2.000 metri. Queste gare hanno lo scopo di incentivare gli allevatori di questa razza equina nelle regioni agricole depresse in cui il Ministero dell’Agricoltura organizza, grazie al dipartimento di incremento ippico, la F.N.A.R.C. di Sidi Thabet, i concorsi di « Modello e Andature ».

Onorati da un pubblico eterogeneo, anche giovanile, che ha gremito, nonostante il digiuno del mese di Ramadan, le tribune, la sala riservata ai proprietari ed il parterre dell’impianto tunisino, i vincitori hanno ricevuto anche il plauso di una significativa presenza femminile.

I maestosi tappeti floreali, offerti da EQUINA, specializzati in prodotti veterinari per la salute e il benessere del cavallo, hanno celebrato la meritata vittoria di questi campioni del 2019.

 

 

Si scrive Prix du Jockey Club, si legge Derby di Francia. Domani Persian King potrebbe essere il primo sul palo.

Nella foto l’ippodromo di Chantilly

di Paolo Allegri

Persian King era il favorito scelto per Chavalier.net da Bernard Salvat.

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Nell’immagine la genealogia alla terza generazione del favorito Persian King

Domenica 2 giugno, a Chantilly, va in scena il Prix du Jockey Club, il Derby francese. L’importante appuntamento ha radunato alle gabbie di partenza quindici puledri di tre anni, che galopperanno sui 2100 metri sul tracciato che si snoda attorno al castello dei Condé. Alla vigilia della prova, la stampa francese ha eletto in Persian King un chiaro favorito. Questo portacolori Godolphin, allenato dal Maestro André Fabre, dopo due vittorie in gruppo tre, a Newmarket e Longchamp, ha posto la sua candidatura al Prix du Jockey Club proponendosi in maniera importante nella Poule d’Essai Poulain. Il suo jockey Pierre- Charles Boudot è rimasto entusiasta di quella performance e Persian King dovrebbe essere in grado anche di superare l’esame distanza. Ha vinto con del buono nella Poule e dunque è un candidato forte al Derby di Francia. L’alternativa più attendibile al favorito è Slalom, imbattuto in tre sortite e facile vincitore di una corsa indicativa come il Prix Noailles. E’ un puledro di classe e da tempo ha messo nel mirino la prova top per un tre anni.

Il cavallo che può sparigliare è Motamarris, l’erede di Le Havre che rappresenta la carta di Freddy Head. Ha corso tre volte e sempre vincendo. Certo alza il livello, rispetto alle uscite precedenti, ma i suoi limiti sono sconosciuti. E i filmati rivelano di essere di fronte a un soggetto di grossi mezzi.

Sua Altezza l’Aga Khan sarà rappresentato al prestigioso contesto di domenica da Zarkallani. Alain de Royer Dupré ha scelto un approccio a fari spenti, con un percorso in maiden – vinta in stile autorevole – e la casacca verde e rossa ha tutte le carte per risplendere ancora sul traguardo del Derby. Zarkallani dovrà venire avanti rispetto a una pur convincente esibizione, lo attornia il fascino di un team che ha fatto la storia del turf.

Aidan O’Brien presenta Mohawk, in settembre laureato di gurppo 2 a Newmarket sul miglio. Atttenzione a Sottsass, allievo di Jean.Claude Rouge che dopo un rientro prudente si è espresso in netto progresso vincendo facilmente in listed a Chantilly. Fabre gioca una seconda carta schierando il progredito Roman Candle, terzo di Prix La Force e poi a segno nel Greffulhe del Primo Maggio. Uno di quei tardivi mirati dal muto di Chantilly, dunque da non trascurare in un pronostico che lascia il ruolo di sorpresa a un briciolo d’Italia, in lizza con Rockemperor, il pensionario di Simone Brogi. Nelle sei uscite ha fornito sempre un egregio standard e la top performance nel Prix La Force ne autorizza il tentativo. In un contesto di maestri del training, è apprezzabile che un nostro bravo professionista figuri con un soggetto che lo rende orgoglioso del suo modo di vedere l’ippica, non nascondendo l’ambizione ma facendone il motore della propria passione. C’è il Derby a Chantilly, bellissimo.

Scheda Ippodromo di Chantilly

L’ippodromo di Chantilly è collocato in un’area di 65 ettari vicina al castello ed alla foresta di Chantilly. La pista principale ha una lunghezza di 2400 metri mentre quella secondaria è di 1400 metri.

La prima corsa ufficiale avvenne il giorno dell’inaugurazione dell’impianto, il 15 maggio 1834 dopo che furono terminati i lavori di realizzazione delle strutture da parte dell’architetto Jean-Louis Victor Grisart. La superficie dell’ippodromo venne ingrandita nel 1879 con la costruzione delle nuove tribune ad opera del famoso architetto francese Honoré Daumet, il quale curò anche i restauri al vicino Castello di Chantilly. Il percorso venne costruito adiacente alle grandi stalle del palazzo (le Grandes Écuries), costruite nel 1719 dall’allora proprietario del complesso, il principe Luigi-Enrico di Borbone-Condé, grande appassionato di ippica e di cavalli. Queste stalle, che ancora oggi servono ai concorrenti delle gare che qui si svolgono, vennero disegnate dall’architetto Jean Aubert ed ancora oggi sono considerate tra le più belle al mondo.[1]

Nel 1886, il duca d’Aumale donò l’ippodromo col resto della proprietà all’Institut de France. Nel 1982, qui trovò posto anche il Museo vivente del cavallo. Nel luglio del 2006, il museo venne acquisito dalla Fondazione per la Salvaguardia e lo Sviluppo del Dominio di Chantilly, presieduta da Sua Altezza l’Aga Khan IV.

Esso venne usato anche per la scena all’ippodromo del film di James Bond del 1985 dal titolo 007 – Bersaglio mobile, nel quale l’ippodromo è di proprietà del cattivo, l’industriale Max Zorin (Christopher Walken).[2]

Il cavallo nella filatelia. L’esempio della Tunisia e dei mille francobolli dedicati alle razze arabe.

LA FILATELIA TUNISINA CELEBRA IL CAVALLO

di Gabriella Incisa di Camerana

In Tunisia, il cavallo è presente anche nelle emissioni filateliche. Un’insolita collezione di francobolli che diventa un approfondimento e un arricchimento culturale a cominciare da quest’ultima serie, emessa il 22 maggio, dedicata agli animali autoctoni minacciati di estinzione, tra cui figura il pony di Mogods.

Originario del nord-ovest della Tunisia, questo cavallo si distingue per la sua piccola taglia. In questo ambiente dove ogni sentiero è una scuola di difficoltà, il pony di Mogods ha sviluppato un’agilità prodigiosa, unita a un carattere calmo ed energico. Robusto, elegante, frugale, ben adattato alla montagna ed alle sue risorse, così come alle difficoltà generate dagli spostamenti e dalla tipologia del materiale trasportato a basto, questo cavallo è docile e ubbidiente.

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La grafica di questa carta-valore è l’opera della pittrice tunisina Leila ALLAGUI, che ha vinto per ben quindici volte il primo premio nei concorsi indetti dalle Poste per la realizzazione dei francobolli.

2.JPGNel  I959, in una Tunisia ormai  indipendente, il Ministero delle Comunicazioni dedica un francobollo al  «Cavaliere Tunisino» disegnato da Yahia TURKI. Per la prima volta, un equino appare nel patrimonio filatelico di questo paese del Maghreb, in cui il primo francobollo è stato emesso il 1 luglio 1888. Dieci anni dopo, il tema del cavallo ritorna nella serie dedicata alla fauna tunisina. L’Equus Caballus è opera di Jalel BEN ABDALLAH.

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Nel 1975, Hatem EL MEKKI firma un esemplare filatelico per la serie dedicata all’«Artigianato e i suoi prodotti». Per colori ed espressività, questo francobollo ricorda molto la tecnica pittorica su vetro, di origine turca, impiegata per realizzare quei piccoli quadretti che ancor oggi si possono reperire nei negozietti della varie medine.

Per la serie «Calligrafia, Arte e Tradizioni», emessa nel 1978, è ancora lo stesso artista che crea questo inusuale cavaliere dello Zlass, la regione centrale della Tunisia famosa per i suoi spericolati cavalieri della Fantasia, simulazione dell´azione militare tradizionale. Una delle manifestazioni equestri tra le più apprezzate di tutti il Maghreb. La particolarità è data, inoltre, dall’integrazione della complessa calligrafia araba nel contesto pittorico generale.

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Nel 1992 una serie di francobolli viene dedicata ai Mosaici Tunisini. La Tunisia possiede infatti la collezione di mosaici più ricca al mondo. Sicuramente il sottosuolo ci riserva ancora altre sorprese riguardo a questo indubbio patrimonio artistico. Ma ciò che finora è stato portato alla luce rappresenta già un tesoro di straordinaria ricchezza, che contribuisce al prestigio dei diversi musei tunisini che li espongono al pubblico: Bardo, Sousse, El Jem e Sfax. Un´attenta analisi di queste pitture su pietra permette sia di studiare l´evoluzione dei temi principali e dello stile di questi pavimenti sia di comprendere maggiormente le implicazioni semantiche dei soggetti rappresentati. Il mosaico dedicato ai cavalli delle corse con le quadrighe, riprodotto in questo francobollo, era stato utilizzato per decorare il caldarium, la stanza per i bagni caldi, di terme private costruite verso tra la fine del IV° sec. d.C. e l’inizio del V° sec. d.C. a Hippo-Diarrythus, l’attuale Bizerta nel nord della Tunisia.

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Ma la più completa e interessante emissione di serie ordinaria è quella di quattro francobolli dal titolo « I cavalli », che chiude il programma filatelico del Ministero delle Comunicazioni Tunisino per il 1997. Questa serie limitata è  interamente dedicata agli equini tunisini di razza berbera, arabo-berbera, araba orientale e araba occidentale. La realizzazione grafica è affidata a tre artisti di calibro:Yosr BEN HLOUA, Sadok BEN YACOUB e Yosr JAMOUSSI .

Il cavallo berbero costituisce la razza veramente autoctona del Maghreb. Rustico, resistente ma dal temperamento dolce e calmo, è il cavallo ideale per gli sport equestri, soprattutto l’Endurance. L’arabo berbero, che è l’incrocio tra il purosangue arabo e il berbero, presenta delle caratteristiche intermedie  a quelle delle razze da cui trae origine. Un incrocio praticato dagli allevatori che cercano di migliorare le attitudini da corsa e di eleganza dei loro prodotti.   Uno   Stud   Book per recensire e controllare i soggetti sia di razza berbera che arabo-berbera

è stato istituito dalla F.N.A.R.C., Fondazione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine con sede a Sidi Thabet a venti chilometri a nord di Tunisi.

Il   purosangue  arabo è invece presente in Tunisia dal medioevo, ma è solo dalla fine dell’Ottocento che il suo allevamento è stato oggetto di un interesse privato e di un inquadramento amministrativo tra i più importanti del mondo. Grazie alla selezione che dal deserto ha portato questa cavallo a diventare un fuoriclasse delle piste da galoppo, due modelli differenti sono apparsi all’interno diella razza: “l’orientale”  che corrisponde al purosangue arabo originale, fine, bello e meglio equilibrato nelle sue forme e “l’occidentale” di più grande taglia e migliore velocista in pista. Il cavallo purosangue arabo di linea tunisina costituisce oggi  la percentuale quasi totale dei soggetti  presenti negli ippodromi locali  e riesce anche ad imporsi in quelli internazionali, nelle corse riservate a questa razza.

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E per finire, in omaggio al turismo sahariano, è l’artista Ali FAKHET, pittore, scenografo e desiger che celebra nel 2002 la Fantasià come simbolo della tradizione equestre di tutto il Magherb. Questa sorta di simulazione di attacchi militari è ancora oggi presente nelle cerimonie e nelle feste più importanti, la M’daouri, sorta di volteggio acrobatico, e la M’chef ovvero la corsa sfrenata con i cavalli bardati da preziosi finimenti che simulano una carica di cavalleria la cui apoteosi è il tiro coordinato di una raffica di armi da fuoco.

Pittori orientalisti dell’ottocento come Delacroix, Fromentin e Fortuny o il romanzo gotico Vathek, sulla vita del Califfo Al-Wathiq, dello scrittore francese Mercier di cui Lord Byron era un fervente ammiratore, hanno reso immortale la Fantasià.

Le colonie del Maghreb, da sempre, avevano permesso alla cavalleria francese una rimonta di cavalli sobri, agili e resistenti. Questo in quantità notevole nonché ad un prezzo irrisorio. Non dimentichiamoci che la Cavalleria d’Africa aveva offerto alla Francia l’ultima vittoria della grande guerra: Uskub, il 29 settembre 1918. In questa occasione la cavalleria leggera aveva potuto contare sul migliore cavallo da sella ad uso bellico. Grazie anche alla tattica, alla strategia e alla competenza del comandante in capo Franchet d’Espéry, nativo dell’Algeria, e il generale di Brigat Jouinot-Gambetta. A quest’ultimo Beudant, celebre maestro di equitazione, dedicò la sua opera « Équitation d’extérieure et Haute École » frutto della sua esperienza in terra nordafricana grazie al suo stallone berbero di nome Mabrouk.