Arc 1🐎Enable nella storia del Purosangue tenta il triplo nell’Arc. La corsa nelle parole di Paolo Allegri.

Foto di apertura. Enable vince le King George 2019

Una particolare analisi della corsa e dei partecipanti misurati attraverso il loro rating

di Paolo Allegri

PARIGI. La corsa più bella al mondo. Così a Parigi hanno scritto sulla locandina dell’Arc. Domenica, tra le quinte rosseggianti del Bois, nel nuovo Longchamp di meraviglioso disegno architettonico, la Regina Enable cercherà di entrare nella leggenda cercando il suo terzo Arc. La figlia di Nathaniel allenata da John Gosden, con Lanfranco Dettori in sella, parte dal valore di 128 acquisito nelle Yorkshie Oaks in agosto. Enable per chi ama i numeri regala lo score straordinario di ben 11 performance, partendo dalle Oaks 2017, con valori superiori a 122. Diciamo un valore sicuro e costante di eccellenza che fa dormire sonni tranquilli ai periziatori.

Che invece hanno dovuto pensare, scrivere e correggere i numeri da scrivere accanto al nome di Ghaiyyath, il quattro anni da Dubawi sellato da Charlie Aplleby che con la sua stratosferica performance nel Gran Premio di Baden Baden ha alzato l’asticella dall’alto delle 14 lunghezze rifilate agli avversari. Il tema è questo. Il quattro anni inglese dovrà confermare quel valore di 126 (ma Racing Post lo valuta addirittura 128, sullo stesso piano di Enable) in un contesto ben più consistente. E c’è una corrente di pensiero che sostiene che nell’Arcourt di gruppo 2 l’erede di Dubawi avrebbe espresso quel rating se il suo jockey non avesse praticamente smesso di comandare a 100 metri dal traguardo.

Resta il fatto che pensare ad una sconfitta della cavalla imbattibile sembra utopistico e improbabile. Una corsa come l’Arc estende lo sguardo ad altri partecipanti di valore. Se chi ha confidenza con le perizie è sempre attento alla curva ascensionale di rendimento di un purosangue, il profilo da monitorare è quello di Waldgeist, il francese di 5 anni da Galileo che porta colori tedeschi. L’avvicinamento alla grande corsa d’autunno è stato in pieno stile Andrè Fabre, quasi a fari spenti. Nel Qatar Prix Foy di gruppo 2 è bastato correre su un 119 senza sprecare niente, con un Pierre-Charles Boudot conservativo in sella. E’ stato il secondo Foy per Waldgeist che nel 2018 aveva galoppato da 121. Ma quello vero lo abbiamo ammirato nel superbo contesto delle King George, un ottimo terzo posto esprimendosi al suo top, un 124 che è il suo valore di partenza nell’Arc. Se ripetuto vale il podio per questo soggetto consistente e programmato in maniera sopraffina dal Muto di Chantilly.

Guardando in Irlanda e nello specifico in quella bottega straordinaria che è la scuderia di Aidan O’Brien ecco Magical, cavalla molto consistente. La laureata delle Irish Champion Stakes nell’annata ha corso da 122 e più volte. Identico standard espresso da Japan, tre anni da Galileo che ha vinto il 14 luglio il Grand Prix de Paris per poi confermarsi nelle Juddmonte International Stakes di gruppo 1.

In avvicinamento all’Arc diventano seguitissimi, con tanto di foto e filmati, i lavori. Ecco un Soumillon che a Chantilly scende entusiasta dopo l’ultimo galoppo di rifinitura del giapponese Kiseki, sul quale è stato ingaggiato. “Aveva un’azione molto bella, ci sono molti cavalli che nella prova di preparazione (il Foy, dove ha figurato al terzo posto) non rubano l’occhio eppoi vengono avanti nell’Arc”, ha dichiarato il top jockey. Kiseki nella prima sortita in terra di Francia ha fatto vedere un 113.

L’orientamento dei periziatori francesi è quello di valutarlo sul secondo posto nel gruppo 1 corso in Giappone, che lo porta a un valore di partenza nelle gabbie dell’Arc di 119. Non basta per fare l’arrivo, visto che con quel numero sarebbe dietro anche a Sottsass, il tre anni da Siyouni presentato da Jean-Claude Rouget e con in sella il nostro Cristian Demuro. Nel Pric Niel ha fatto 115 ma quella prestazione va ben pesata. Ha corso in maniera prudente, vedendo sempre la corda, e correndo solo gli ultimi 200 metri. Un ballo in maschera, solo una ricognizione sul percorso. Il Sottsass vero è quello che ha vinto il Prix du Jockey Club e qui la linea di pensiero degli handicapper è che quella corsa sia molto veritiera, una linea consistente che si è confermata, visto che anche i battuti si sono poi confermati ad ottimo livello. Dunque, Sotssass parte da quel 120 del Jockey Club, con il leader dei tre anni francesi chiamato a stupìre ancora con i migliori del mondo.

Rouget, visto che il cielo ha rovesciato acqua su Parigi, e domenica si prevede un terreno autunnale, ha supplementato il pesantista Soft Light, un tre anni da Authorized. Lo avevamo visto affacciarsi nel Prix de Paris, corso su 105 di rating, per poi rivelarsi a pieno nel Grand Prix de Deauville, con un progresso che lo portava gli amanti delle perizie a scrivere 114. Il team ha fiducia in una sua buona prova,tanto che è stato ingaggiato la leggenda giapponese Yutaka Take.

Arbiter: il servizio sugli europei di polo a Villa a Sesta.

il servizio di Claudio Gobbi

Il testo completo

Chissà se Alfio Marchini per consolarsi dal brutto risultato delle elezioni a Sindaco di Roma è tornato a volare con il suo jet nei celi d’Europa con al seguito gli amati 19 cavalli da polo con cui ha vinto al cospetto della Regina la mitica Quee’s Cup, il trofeo più prestigioso al Mondo? Tuttavia non era presente a Villa A Sesta, oggi il più importante campo di gioco continentale voluto da quel grande appassionato che è Riccardo Tattoni, uomo di finanza che ha ospitato il Campionato europeo di polo 2018, un evento che ha raccolto 10 squadre in rappresentanza di altrettante nazioni sotto l’egida della Federazione italiana sport equestri e del Coni.

Particolare la storia di questo gioco così amato da personaggi di altissimo livello come John Kerry, segretario di Stato di Obama, che qualche anno fa sul campo di giuoco di Chantilly – Francia – si ruppe una spalla cadendo durante una fase di gioco.

Le sue origini risalgono alla notte dei tempi. Era giocato dai persiani e poi dai bizantini, in India, in Mongolia dove pare che Gengisc Khan ne fosse un grande estimatore. Uno Sport dei Re e il Re degli Sport come si usa definirlo.  Non a caso passato dalle regge dei maragià che lo praticano tutt’ora con gli elefanti oltre che a cavallo (ma viene disputato anche a dorso di cammello), ai campi di gioco dei Reali d’Inghilterra, primo fra tutti il principe Carlo. Un gioco che dall’Asia è prima giunto in Gran Bretagna, per poi migrare in Argentina dove infiniti spazi sono il naturale approdo per questo sport che ogni anno a novembre mette in scena l’Abierto, un torneo che coinvolge tutta la nazione e paragonabile per popolarità al calcio.

Il polo è uno sport duro, <Si molto impegnativo, in cui ci vuole dedizione e volontà>. Ad affermarlo non è un prestante cavaliere, ma una appassionata signora milanese, Ginevra Visconti che ha giocato a Villa a Sesta il torneo riservato alle donne in cui l’equipe italiana ha portato a casa la medaglia d’argento. <Una storia e una passione che viene da lontano la mia, dai miei trascorsi in Argentina dove quasi per caso impugnai una mazza da polo che poi non ho più smesso di usare. Tranne per un paio d’anni, quelli necessari per riavermi da una brutta caduta durante una fase di giuoco. <Mi ci è voluto del tempo per riprendermi, poi ho ricominciato a giocare a Villa a Sesta con due cavalli>.

Accanto alla durezza che non possiamo più evidentemente definire maschia, ecco l’eleganza. E così non a caso che agli europei fosse costante la presenza di un “Signore della Moda”, Salvatore Ferragamo. Una passione “giocata” sui campi di famiglia poco distanti da Villa a Sesta con tanto di figli e nipoti, tanto da formare l’equipe di 4 giocatori che compongono una quadra.

A Villa a Sesta al seguito delle loro nazionali sono giunti i club di tutta l’Europa del polo che conta. Che oggi gioca in Toscana, domani sul ghiaccio del lago di St Moritz. E che fa del polo un ambito assolutamente esclusivo, forse l’unico rimasto in cui l’élite finanziaria, politica e sociale internazionale si incontra e discute di affari, propone mode e modi, e personaggi. Perché è presto detto. Il polo non è da tutti, richiede importanti investimenti che costituiscono un budget importante, A cominciare dall’acquisto e mantenimento dei cavalli (ce ne vogliono almeno due per giocare una partita), all’iscrizione a un club, per finire spesso a una tenuta di proprietà.

Ed è in uno di questi club, Villa a Sesta che la Fei (federazione equestre internazionale), ha scelto per disputare l’edizione 2018 dei campionati europei. Qui è svolto un altro capitolo di questo sport reale da giovedì 20 a domenica 30 settembre, con la titolazione di FIP European Polo Championships Quantocoin Cup. Non un luogo qualunque, ma il maggiore polo club europeo, con un campo che per dimensioni è più ampio di quello di Palermo a Buenos Aires dove in novembre si giocherà l’Abierto, mi maggiore torneo mondiale

Sui 4 campi di Villa a Sesta sono scese in campo 10 nazioni: Azerbaigian, Austria, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Slovacchia, Spagna, Svizzera e Italia. Quattro di queste – Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi – hanno schierato anche una squadra tutta ‘rosa’ al via nel Campionato femminile. Ha vinto l’Italia capitanata da Eduardo Mendez.

Ma che fatica! É stato un match all’ultimo tempo di galoppo, con scontri vibranti a rischio penalty. Schiuma che colava dalle spalle e dalle groppe dei cavalli e tanto stress che macchiava di sudore le immacolate casacche dei giocatori. Paragonabile a quello stress dei giocatori di una partita di calcio. Poi è finita 8 goal per l’Italia e 4 per l’Azerbaigian tra gli applausi, le coppe le foto di rito e una favolosa cena di gala.

E i cavalli? L’altro protagonista di questo sport.  Oggi si usa molto il purosangue inglese, monto scattante. Le razze impiegate tuttavia sono il polo pony e il criollo, un cavallo allevato in Argentina. I costi di acquisto partono da 5000 euro fino a un massimo di 150.000 a soggetto, per i professionisti.

Non sono mancati gli sponsor, ovviamente trattandosi di uno sport che divenire ben frequentato è poco. Us Polo fra tutti. Mentre l’equipe femminile era supportata da Castiglion del Bosco, tra le case vinicole pù prestigiose produttrici del celebre Brunello di Montalcino. Oltre a Hadoro Paris, Kinks Polo, Nero champagne, e a Azerbaigian land of fire. Sponsor ufficiale del torneo, la piattaforma bancaria Quantocoin.

Tutte le foto del torneo

Nella foto grande qui sopra #GinevraVisconti.

Il Presidente federale #MarcoDiPaola ha incontrato delegazione di #CavalloRosa condannando gli abusi sui minori nel l’equitazione.

Redazione 

Pugno duro della Fise contro illeciti, abusi e molestie nello sport

Comunicato Stampa Fise

Il Presidente federale Marco Di Paola ha incontrato Lorella Tempia, mamma coraggio che ha denunciato e ottenuto la condanna penale e la radiazione sportiva di un istruttore di equitazione, colpevole di aver abusato dei propri figli, e Lucilla Montanari l’istruttrice che ha subito ritorsioni per aver denunciato un collega poi radiato per abusi su minore.

Si tratta di un messaggio forte e deciso della Federazione per combattere violenze e molestie nel sistema federale e invitare tutti i tesserati a osservare il principio dell’obbligatorietà della denuncia degli illeciti.

Il Presidente federale proporra’ a breve in Consiglio federale la strategia della FISE per combattere tali violenze, impegnando la Federazione stessa a istituire uno sportello federale che fornisca – gratuitamente – assistenza legale e psicologica a tutti i tesserati vittime di abusi. L’obiettivo e’ infondere il coraggio di denunciare il reato. La Federazione intende costituirsi parte civile negli eventuali processi penali per violenza sessuale e abusi su minore e in quelli per detenzione di materiale pedopornografico.

Questi sono gli impegni assunti dal presidente Marco Di Paola durante l’incontro con la delegazione del “Cavallo Rosa”, il gruppo di donne in prima linea contro la pedofilia e gli abusi nella equitazione italiana.

L’incontro, che si e’ svolto alla presenza del Procuratore Federale Anselmo Carlevaro, è durato oltre due ore.

Il Presidente si è impegnato ad estendere anche agli istruttori e tecnici federali la dimostrazione della sussistenza dei requisiti di moralità, già introdotti per i docenti federali con la delibera numero 689 del 2/7/2018.

Durante l’incontro il presidente Di Paola ha chiarito che, come previsto dal Regolamento di Giustizia federale, non sono necessarie sentenze passate in giudicato per irrogare le sanzioni disciplinari, poiché l’azione disciplinare sportiva può agire autonomamente.

Il Presidente, nel ribadire l’obbligo di denuncia da parte di tutti i tesserati, ha posto l’accento sul fatto che la Federazione è rappresentata sul territorio dai Presidenti dei Comitati Regionali che sono anche i garanti della moralità del sistema degli istruttori e tecnici formati dalla Federazione e possono raccogliere sul territorio le segnalazioni che sono obbligati a trasmettere alla Procura Federale

#MarkusKlug: tre Derby in 5 anni. E’ l’uomo del momento

 

Nelle foto Markus Klug in primo piano, esultante e passeggiata nel bosco.

2014-2018: tre vittorie nel Derby in cinque anni.

di Giorgio Bergamaschi

In Germania l’uomo del momento è Markus Klug, l’ex bambino che da Baden andava ad Iffezheim in bicicletta per applaudire Acatenango e Lirung, “trampolino emotivo” del bimbo che sognava di fare il trainer.

In una manciata di anni (dal 2014 ad oggi), ha vinto tre edizioni del Deutsches Derby, iniziando dalla 145ᵃ edizione di Sea the Moon. In una manciata di anni, ha scalato le classifiche e sì è insediato sul trono dei “grandi di Germania”. Ora, Markus Klug – che la sagacia dell’avv. Günther Paul (Presidente della Fondazione voluta da Maria Mehl Mülhens) ha voluto come allenatore ad Heumar – domina dall’alto dei suoi 15 successi in… “neretto” in soli sei mesi e mezzo nel 2018, seguito a quota 5 da Jean-Pierre Carvalho mentre Henk Grewe e Peter Schiergen sono ancora a quota 3… Anche ad Amburgo Klug ha dimostrato il suo eccellente livello, la sua importante “motivazione professionale”, così come il saper “leggere ed individuare nei cavalli che gli vengono affidati pregi e virtù, ma anche grande abilità nel ridurre o addirittura eliminare i difetti presenti, a livello psicologico. La sua passione nasche dalla sua primissima gioventù, quando da Baden Baden scndeva in bicicletta ad Iffezheim, dove seguiva le gesta di Acatenango e di Lirung, le sue prime passioni, “targate” Fährhof.

Una passione sfrenata, tanto studio e una consapevolezza di fondo: “La libertà ed il successo sono valori dinamici e, in quanto tali, vanno conquistati ogni giorno”, sostiene il bravissimo trainer cui al Gestüt Rőttgen sono affidati 101 soggetti in allenamento, tra i quali 30 della “Maison Mehl Mülhens, accanto ai quali se ne annoverano altri 71 accanto ai quali spiccano i due ultimi derbywinner di Famiglia, i mezzi fratelli Windstoß e Weltstar,ma anche Dchingis Secret, fratello pieno d Windstoß. Tra i proprietari che hanno affidato i loro pupilli a Mark Klug, vi sono Manfred Ostermann dell’Ittlingen, Gregor Baum del Brümmerhof, Helmuth von Fink del Gestüt Park Wiedingen (l’allevatore-proprietario di Soldier Hollow), il Gestüt Görlsdorf nonché l’emergente Stall Nordwestwind.

Una delle domande che Markus Klug spesso s’è sentito rivolgere è quella se Weltstar e Windstoß sono paragonabili. Rispondendo, Klug non manca mai di dire: “È una domanda difficile, perché entrambi hanno molta classe: Weltstar è un Soldier Hollow e vanta certe caratteristiche, psicologiche ed atletiche, mentre Windstoß nasce da Shiorocco, da Monsun… anche morfologicamente, si passa da un “classico” ad un solido-robusto. Di certo, sono entrambi due importanti combattenti”.

-Destino ha perso il Derby ad opera del compagno di training: lei è rimasto sorpreso da questo eccellente risultato?

“Onestamente, no. Già prima della sua vittoria al Bulte di Hannover, Destino aveva dimostrato d’aver fatto un importante salto di qualità. È un cavallo che, quando cresce, pare lo faccia quasi all’improvviso. Sicché ero molto, molto fiducioso”.

In Germania s’è come scatenata una sorta di… “Klug-mania”: lei riesce molto simpatico alle folle ed è guardato con ammirazione e rispetto da tanti proprietari e allevatori. Cosa prova al riguardo? “Il nostro è un team veramente giovane, entusiasta e competente. La struttura voluta dalla Signora Maria Mehl Mülhens è qualcosa di straordinario, di immenso e di tecnicamente formidabile. I nostri box vantano dimensioni importanti, qui non manca nulla. I pascoli sono ricchi e generosi, i terreni adibiti al training insuperabili… Sabbia ed erba sono curatissimi, ed anche i percorsi di defatigamento nel bosco davvero unici, per “ristabilire l’equilibrio psicofisico” del corridore. Chiunque conosca le strutture di Heumar è il miglior biglietto da visita per il marketing aziendale e chi non conosce questa realtà, invece, non deve fare altro che venirci a trovare”.

4- continua

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