DeutschesDerby 2019. Ecco i favoriti di Giorgio Bergamaschi (Die Favoriten Deutsches Derby).

La storia

Il Deutsches Derby è una gara per cavalli purosangue in piano di gruppo 1 in Germania aperta a puledri maschi e puledri purosangue di tre anni. È gestito ad Amburgo-Horn su una distanza di 2.400 metri (circa 1½ miglia).  Solitamente si svolge ogni anno anella prima domenica di luglio.

Deutsches Derby
Gruppo 1 gara
Città dove si disputa Horner Rennbahn
Amburgo , Germania
Primo Derby 1869
Tipo di gara Corsa piana per purosangue
Sponsor IDEE
Ippodromo Amburgo
Informazioni sulla corsa
Distanza 2.400 metri (1½ miglio)
Superficie torba
Tracciato A mano destra
Proposizione di corsa per puledri di tre anni 
esclusi i castroni
Pesi 58 kg 
1½ kg in meno per le puledre
Dotazione € 650.000 (2016) 
€ 300.000 al primo arrivato

Cenni storici 

L’evento fu fondato nel 1869 e originariamente era chiamato Derby Norddeutsches. Divenne noto come Deutsches Derby nel 1889.

Per gran parte della sua storia la corsa si è disputata ad Amburgo. È stato anche messo in scena a Grunewald (1919), Hoppegarten (1943-44), Monaco (1946) e Colonia (1947). Fu intitolato Grosser Deutschlandpreis der Dreijährigen durante la seconda guerra mondiale.

L’attuale sistema di classificazione fu introdotto in Germania nel 1972 e al #DeutschesDerby fu assegnato lo status di Gruppo 1.

La corsa è stata sponsorizzata da BMW dal 1991 al 2008. È stata supportata da IDEEKaffee dal 2009 al 2011 e Sparda-Bank dal 2012 al 2014, prima che IDEE tornasse come sponsor dal 2015.

Deutsches Derby – Giorgio Bergamaschi – Giornalista

 

Ecco come il Telegraph ha rappresentato Teresa May nella crisi della Brexit.

Redazione

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Teresa May è terribilmente debole e ha provocato un nuovo livello di crisi surreale. Lei se ne deve andare.

Un classico dei britannici che la buttano tutta sulle corse. molto simile al nostro “datti all’ippica”.

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Ecco i primi tre favoriti di #KentuckyDerby, #DerbyItalianodigaloppo e del #PrixdiJockeyClub. A cura di operatori del settore italiani ed esteri.

Ecco i primi tre favoriti di Derby Usa, Italia e Francia con i link che rimandano alle rispettive genealogie complete di allevatore, proprietario, corse e somme vinte. Sono proposti da operatori del settore italiani ed esteri. Su uno dei prossimi numeri completeremo il pronostico con quelli di Germania, Inghilterra e Irlanda.

(Successivamente ogni mese aggiorneremo questi pronostici sulla base delle prestazioni)

Italian Derby di Paolo Allegri Giornalista ippico

Leader giovanile, imbattuto in 4 corse, compreso il Gran Criterium. Figlio di Paco Boy, di proprietà della scuderia Blueberry. Ha classe, se tiene la distanza può puntare anche al Nastro Azzurro.

Femmina da Sea The Stars, di proprietà della scuderia Effevì. Imbattuta in due corse, compreso il Premio Campobello. Il team dovrà decidere se puntare alle Oaks o tentare di realizzare il sogno del signor Villa di vincere il Derby con una femmina.

Maschio da Ruler of the World (linea di Galileo), terzo nel Premio Riva (linea di Mission Boy) e secondo nel Campobello (linea di Call Me Love). Ha dimostrato di galoppare forte, a contatto con i due migliori prospetti finora visti sulle piste nazionali.

Prix di Jockey Club par Bernard Salvat Consulente

Kentucky Derby di Horse Racing Nation  Magazine on line Usa

#HORSEPAINTING. Quando Pet e Arte Terapia si coniugano. Che cos’è e di cosa tratta. Ecco il decalogo di una iniziativa internazionale.

di Gabriella Incisa di Camerana

Quando Pet e Arte Terapia si coniugano per sviluppare esperienze su livelli sensoriali, emozionali e relazionali tra bambini, adulti e i nostri amici cavalli, che costituiscono un ottimo esempio educativo di capacità qualicalma, tolleranza e accettazione delle diversità.

 IL DECALOGO DI HORSE PAINTING

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  1. HORSE PAINTING è un laboratorio equiartistico che associa i benefici delle attività plastiche a quelle mediate dai cavalli. Per questo, necessita della presenza di referenti abilitati, secondo le Linee Guida Nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali, che garantiscono il rispetto degli animali e in grado di occuparsi, inoltre, di valutare e documentare il vissuto dei bambini, anche mediante un incontro finale con i genitori e i ragazzi.

Verranno anche coinvolte una o più persone con esperienze professionali maturate in campo artistico, che si esibiranno esprimendo la propria arte dal vivo, sperimentando questa novità e introducendo l’argomento pittorico nella sua totalità, a cominciare dalla preparazione della tavolozza dei colori.

Un progetto IAA è tale quando si prefigge, come scopo, una relazione eterospecifica che porti lo stato di salute o lo sviluppo emotivo e psichico di un individuo ad equilibri nuovi.

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  1. HORSE PAINTING è un’attività a sostegno dell’educazione emozionale dell’infanzia, che consente, in maniera ludica, di apprendere il confine, per sé stesso e nella relazione intraspecie e interspecie, tra il « Non si deve» e il  «Si può ».Quello dell’uso delle mani è uno dei diritti più disattesi nella nostra società post-industriale e la troppa pulizia fa male anche alla psiche. Il bambino deve potere liberamente muoversi ed esplorare l’ambiente in cui vive: conoscere e sperimentare spronati da una sana curiosità. L’ossessione per la pulizia e la paura dello sporco possono diventare una vera e propria patologia, che impedisce un sano rapporto col mondo esterno.

Le esperienze creative nello sviluppo infantile, come queste, coinvolgono tutti i sensi e rafforzano l’acquisizione di competenze.

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  1. HORSE PAINTING è un happening che vede protagonisti, insieme, nello stesso spazio operativo: cavallo con bambini e cavallo con artista. La relazione che si crea tra questi attori è tale da attivarne così tanto i sensi, che la risposta si esprime con forza psichica, fisiologica e morale, mutando la percezione della realtà, ampliandone e modificandone la consapevolezza. Il cavallo, consapevole della vicinanza dell’uomo, è partecipe con curiosità e crea una sfera fatta dalla sua fisicità, dal suo respiro, dal suo ritmo cardiaco, dalla sua volontà, nella quale fa entrare l’essere umano che, pur accompagnato e osservato dai “custodi” dell’animale, percepisce con tutti i sensi questi input, li elabora e sviluppa risposte che valorizzano la percezione del presente e arricchiscono per il divenire.

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4.JPGHORSE PAINTING privilegia la relazione ed il contatto con il cavallo, in capezza, che può essere tenuto semplicemente alla longhina, in modo che abbia la possibilità di esprimere, volendo, il proprio eventuale disagio momentaneo. Si farà quindi fare una piccola passeggiata a mano, prima di riprendere il laboratorio di equipittura. È anche un modo per far capire al bambino che il cavallo non è solo un animale da sellare ma un compagno con cui porsi in maniera diversa e ugualmente affascinante. Un “complice” con cui giocare.

     HORSE PAINTING rispetta i canoni di coinvolgimento di cavalli anche anziani nelle Attività Assistite. Il cavallo è uno degli animali sociali d’eccellenza; la comunicazione chimico-fisica attraverso i diversi organi di senso, il linguaggio del corpo e le vocalizzazioni, origina dal fatto che il cavallo vive naturalmente in branco e possiede una potente memoria che ne influenza la percezione della realtà e la sua performance futura. Cavalli che hanno vissuto molti anni in scuderia e hanno il compito giornaliero di un lavoro in campo, hanno sviluppato una visione della realtà e della propria vita peculiare e soggettiva. Se verso di loro sono sempre stati applicati comportamenti etici, la consuetudine, il riconoscere le persone, l’aver instaurato rapporti sia gerarchici sia di amicizia con cospecifici e/o eterospecifici, risultano d’importanza fondamentale per il mantenimento del suo benessere anche da anziano. In un Centro Ippico mettere a riposo un cavallo, vuol dire per lui mantenere la possibilità di continuare ad avere i rapporti sociali abituali e non interrompere le relazioni con i suoi simili o con le persone che ha visto per anni, non interrompere in modo brusco le attività relazionali stabilite con particolari soggetti. Permettere al cavallo anziano di scegliere se svolgere e per quanto tempo Attività Assistite cosiddette “a terra”, ovviamente in modo consono e congruo alle sue possibilità, può essere veramente importante per il mantenimento del suo benessere psichico ed anche fisico. Il mantenimento del legame con il suo coadiutore e con alcuni piccoli utenti, soddisfa il forte bisogno di relazione sociale che il cavallo ha. I suoi rapporti di amicizia, fondamentali, possono continuare.

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  1. La tela-coperta di HORSE PAINTING, realizzata artigianalmente in Tunisia appositamente per questo tipo di attività equiartistica, è di tessuto grezzo in denim, spesso e poroso, senza parti metalliche, fibbie o ganci e presenta solo dei laccetti come sottopancia e nel sottocoda, che vanno annodati in maniera lasca e morbida. Le tele-coperte non sono costrittive, né fastidiose per l’equino, abituato ad indossare quella invernale per proteggersi dal freddo o l’estiva, a rete, contro le mosche.

La scelta del colore della tela-coperta, indossata dai cavalli, mediatori e catalizzatori empatici d’eccezione, non è casuale. Infatti, il blu è uno dei colori che il cavallo distingue meglio, insieme al giallo. A livello cromoterapico, inoltre, questa tonalità ha un effetto rasserenante e calmante sia sugli equini che sugli umani, che vanno a interagire in stretta equazione relazionale tra loro.

La tonalità del blu-denim è un colore che può essere associato all’oscurità, accogliente e profondo, che non distrae ma procura benessere interiore.

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  1. I colori utilizzati per HORSE PAINTING devono essere atossici e adatti all’uso a mano. Il referente artistico prepara la tavolozza con le tinte che possono essere multicromatiche o monocromatiche nelle sue infinite sfumature, a seconda degli obiettivi di lavoro prefissati.

Durante questa attività di pittura, è meglio privilegiare le forme astratte che non interferiscono con la libera espressività artistica dei bambini, sono adatte a tutti, e incentivano a giocare con i colori, con le tecniche e con gli strumenti. Eventualmente, oltre all’uso delle mani, è possibile affiancare degli stampini di spugna molle. Le diverse forme devono avere una dimensione adatta per le piccole dita dei bambini e i soggetti seguiranno un preciso percorso educativo. Il valore speciale che possiede l’attività grafico-pittorica consiste nell’elemento narrativo che questa contiene perché il bambino, mentre scarabocchia o dipinge, racconta sempre qualcosa di sé.

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  1. HORSE PAINTING consente l’uso delle dita, della mano o di entrambe, indifferentemente e in piena libertà espressiva. Secondo la dottoressa Maria Montessori, il concetto di “esperienza” è l’atto in cui il fare e l’azione rappresentano la manifestazione esterna del pensiero. In questa concezione, l’esperienza manipolativo-sensoriale, tipica della produzione artistica, assume un ruolo centrale in chiave evolutiva e la mano può essere considerata una sorta di “protesi” della mente.

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  1. Horse painting può essere un vero “battesimo” dove non c’è una performance adattativa, ma l’inizio della consapevolezza umana che questo essere così grande, così caldo, così forte, eppure così vulnerabile, può diventare un amico prezioso.Il bambino che per la prima volta avvicina un cavallo duranteil laboratorio equiartistico, vive l’esperienza partecipativa relazionandosi in modo educativo: il cavallo non è un mezzo o uno strumento, ma un altro essere vivente con esigenze e realtà peculiari che gli “permette” di entrare nel suo modo e glielo fa scoprire.

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  1. La pittura sulla tela-coperta di HORSE PAINTING permette di interagire, in maniera spontanea, tridimensionale, su entrambi i lati del cavallo, contemporaneamente, dando la possibilità ai bambini di “guardarsi” al di sopra della groppa, creando diversi “giochi di squadra”. È possibile notare come i ragazzi, che interagiscono anche senza bisogno di comunicare, siano molto concentrati, come se ognuno avesse un proprio progetto che si fonde naturalmente con quello degli altri in un’attività che risponde ad una loro necessità profonda.

Traspare sempre la serenità e la pittura lascia ampi spazi all’interazione fisica con le parti dei cavalli che la tela-coperta lascia scoperte.

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  1. HORSE PAINTING è un’attività che, coinvolgendo direttamente il cavallo, ha un linguaggio corporeo elaborato e pone l’artista in un’interazione interspecifica che lo porta a sviluppare modalità espressive nuove, poliedriche, uniche nel suo genere. Durante la pittura, il gesto della pennellata viene influenzato dalla consapevolezza di “accarezzare il cavallo”, un atto percepito in maniera molto forte. Più che un tocco, un vero e proprio collegamento, in un interscambio continuo.

HORSE PAINTING : SCATTI D’AUTORE

 «Amo fotografare, a 360° gradi, persone, paesaggi, luoghi; raccontare storie con la macchina fotografica è la sintesi che si racchiude in un’immagine sopra un foglio di carta, fatta di un momento in cui tutto si concentra e si raccoglie: cultura, memoria, ricordo, testimonianza, documentazione.

E ci sono momenti in cui un fotografo chiude gli occhi e fotografa con il cuore; questo mi è successo durante la giornata Horse Painting al Centro ippico del Meisino. Ho visto la gioia negli occhi, nelle mani, nei sorrisi di bambini che hanno dato sfogo alla loro felicità in simbiosi con cavalli, colori, natura, sotto lo sguardo tenero di genitori, assistenti, amici. E poi capisci che la disabilità è un pensiero relativo, che esiste solo nella non conoscenza, ovvero nell’ignoranza.»

(Emilio Ingenito, autore di questi scatti di HORSE PAINTING, presidente de « Il terzo Occhio » nato come gruppo di ricerca, e divenuto in seguito associazione culturale artistica fotografica, grazie alla comune collaborazione di alcuni fotografi dell’area metropolitana torinese. La sua ricerca artistica è orientata principalmente nella rappresentazione dell’uomo nel paesaggio e negli spazi urbani, e nella produzione di lavori più concettuali. Lavora in progetti tematici, pubblicazioni, calendari e organizzazione di mostre).

 Si ringraziano il Centro Ippico Meisino di Torino e la Fondazione Noi Altri Onlus di Fossano

Per maggiori informazioni: A.S.Se.A. Onlus 333 752 0732 / a.assea@libero.it

HORSE PAINTING© by Centre Hippique Mahdia (Tunisia) Riproduzione vietata, tutti i diritti riservati.

 

Considerazioni sulla prossima apertura del galoppo milanese e sulla #Botti Family. Oggi deve fare un salto di qualità espandendosi all’estero.

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Nella foto Marco (a sx) e Alessandro Botti alle aste quando ancora si tenevano a Settimo Milanese. I due attualmente fanno base rispettivamente a Newmarket e Chantilly, dove ottengono importanti successi. Due emigranti di lusso della diaspora ippica italiana che ha perso due dei suoi migliori figli. (foto archivio Chavalier.net).

Redazione JJcdiH

I Botti – escludendo Marco ed Alessandro – sono un po come la Juventus, vincono in casa, ma la coppa (nel caso una corsa di Gr1 estera), non l’hanno mai vinta (almeno fino ad ora).

Se un appunto si può fare ai Botti “italiani”, è quello di non essere in grado di alzare pesantemente il livello della qualità. Sono nel piccolo, un Coolmore in miniatura. Con volontà potrebbero diventare un colosso quantomeno europeo che fa concorrenza alle grandi scuderie e allevamenti. Con Sea of Class, hanno raggiunto un importante traguardo, ma c’è ancora molta strada da fare.

Sabato 16 marzo prende il via la nuova stagione del galoppo all’ippodromo di San Siro. I problemi del mondo ippico sono tutt’ora irrisolti e non se ne vede la fine. La #TaskForce terminerà il suo lavoro entro l’anno. Ovvero un anno ancora perso, quando i problemi era possibile risolverli con una azione diretta e importante del Ministro in tema pagamenti, promozione e calendario delle corse. Ma niente, si prosegue con quello che c’è. Con tanto di sanzioni della Ue in relazione al riordino degli ippodromi.

la prossima stagione a San Siro, si apre come si è chiusa quella precedente. Senza un piano organico, senza una qualsivoglia programmazione e con un calendario che nn produce nessuna selezione. Prosegue con la sistematica distruzione del palinsesto corse, nel caso con l’anticipo di una corsa faro come il Cesare degli Occhi alla prima giornata di corse.

La #Botti Family

In questo scenario si inserisce la Botti Family. Odiata da molti, accusata di monopolizzare le corse in cui, ad esempio su 6 partenti, 5 appartengono a scuderie da loro allenate. Tutto vero, tutto verificato. Ma se nn ci fossero loro, le corse chi le farebbe? È a questo interrogativo che i loro detrattori devono rispondere. Tanto più che nuovi proprietari all’orizzonte nn se ne vedono. E senza che la società metta in campo un programma promozionale degno di questo nome che sia in grado di portare davvero i milanesi all’ippodromo e nuovi proprietari nelle scuderie di San Siro. Ma tant’è: cosa importa alla società guidata da #FabioSchiavolin di valorizzare un patrimonio come San Siro, che nn appartiene solo a Snai, ma alla Città di Milano, su cui un sindaco intelligente dovrebbe quantomeno buttare uno sguardo. E quindi?

Vent’anni fa dicevo che se un imprenditore ippico intelligente, avesse pesantemente investito nell’ippica, gettando sul mercato una quantità importante di cavalli, sarebbe stato gioco facile accaparrarsi tutto il monte premi. I Botti hanno capito che quella era la strada. Il declino dell’ippica li ha sostanzialmente e pesantemente agevolati, spazzando via quel poco di concorrenza esistente. Sparite le grandi e medie scuderie, spariti allenatori capaci, rimasti solo simulacri delle grandi tradizioni dei Pandolfi, o dei Benetti, tanto per fare un paio di nomi illustri, ci sono solo loro. E loro, hanno cominciato ad operare. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Giusto o nn giusto è così, che lo si voglia o no. Oggi sono i Botti a fare le corse. E a tenere in piedi comunque la si giri tutto il sistema corse del galoppo italiano. E all’orizzonte nn si vede chi possa contrastarli.

Ps. sono queste io ritengo, le uniche osservazioni che meritano rispetto sull’operato della Botti Family. Il resto prodotto dall’ambiente, dal parterre di San Siro sono solo chiacchiere livorose.

L’altra metà dell’#Equitazione. Un percorso inedito alla ricerca di personaggi femminili a cavallo in omaggio all’8 Marzo.

di Gabriella Incisa di Camerana (#GabriellaIncisadiCamerana)

Guerriere o cacciatrici, cavallerizze celebri o intrepide sportive, aristocratiche, religiose o contadine, tutte queste amazzoni rintracciano la lunga storia dell’emancipazione femminile grazie al cavallo, primo vero «mezzo» di affrancamento quotidiano, di evoluzione e di uguaglianza di fronte all’uomo.

L’equitazione è l’unica prova olimpica in cui uomini e donne gareggiano insieme, alla pari.

Il rapporto delle donne con il cavallo è stato studiato da etologi, etnologi, sociologi e psichiatri nonché evocato in alcuni grandi miti dell’antichità. A cominciare da quello delle Amazzoni, che sono le prime a ricorrere alla cavalleria in una società matriarcale in cui gli uomini sono i loro schiavi, o ne sono esclusi, fino alla realtà di quelle tombe sauromate femminili dell’antichità che contengono finimenti e armi, a dimostrazione di quanto queste donne sappiano combattere e cavalcare. Tra gli #Sciti e i #Sarmati, la pratica dell’equitazione, anche militare, da parte delle donne, era infatti una realtà ordinaria.

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Donne e cavalli venerati, invece, dai #Celti che la incarnano in #Epona, una dea molto popolare, il cui culto è attestato da fonti gallo-romane. È lei, la dea che si prende cura dei cavalli, un animale emblematico dell’aristocrazia militare gallica, e assume anche un ruolo di fertilità nonché di guida psicosomatica, l’accompagnatrice delle anime verso le isole dell’altro mondo.

La figura guerriera dell’eroina-cavaliere, di cui #Giovanna d’Arco è la più conosciuta in Francia e per estensione in Occidente, è comune a molte civiltà, come tra i #Berberi del Sahel, la #Dihya una regina guerriera berbera che combatte gli #Omayyadi durante la conquista musulmana del Maghreb nel VII secolo. Fonti arabe la chiamano #al-Kāhina, che significa “profetessa”, soprannome dato dai suoi avversari musulmani, per la sua capacità di predire il futuro e ancora oggi viene rappresentata, nella tradizione #Amazigh, in sella al suo berbero dal mantello niveo.

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Durante il Medioevo, in Occidente, numerose corporazioni accettavano l’adesione delle vedove in modo che potessero continuare l’attività dei loro mariti defunti e alcune donne si dedicavano ai mestieri inerenti al cavallo. Nelle campagne, le donne spesso assumevano uomini per la propria fattoria ma le cure, la gestione e la salute dei cavalli da traino e da lavoro rimanevano nelle loro mani femminili.

Ma, nonostante le difficoltà, molte donne percorrevano comunque lunghe distanze e le mogli dell’alta società spesso accompagnavano i loro mariti nei tornei. Le religiose e le donne pie compivano, in sella o in portantine ippotrainate, i pellegrinaggi mentre le nobildonne, talvolta, si davano ad attività come la caccia e la falconeria a cavallo, come dimostrano le numerose miniature dell’epoca.

La maggior parte delle donne medievali cavalcava a cavalcioni, con una gamba su ciascun fianco del cavallo, anche se un modello di sedile con un poggiapiedi fu inventato nel XII secolo per consentire alle nobildonne di cavalcare all’amazzone, cioè con entrambe le gambe sullo stesso lato, consentendole d’indossare abiti elaborati. Donne a cavallo e anche in guerra, come #Matilde, imperatrice del Sacro Romano Impero che, bardata d’armatura, si pone alla guida del suo esercito contro il cugino Stefano d’Inghilterra.

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Regine in sella, sempre, dall’imperatrice d’Austria, #ElisabettadeWittelsbach detta #Sissi, che monta infaticabilmente i suoi cavalli russi di razza #Orlov, i #Junker ungheresi, gli #Anglo-arabi e i #Lipizzani in campagna o nella sua personale pista da circo, dove perfeziona le figure di Alta Scuola, all’inglese #ElisabettaII, altra amazzone appassionata e intrepida, che a 91 viene sorpresa in una passeggiata equestre, nella sua proprietà di #Balmoral. Passando per #AlexandraFeodorovna, moglie di #NicolaII e ultima #ImperatricediRussia, ritratta in alta uniforme sul suo cavallo dalle alle alte balzane posteriori.

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#LisHartel, invece, è la prima donna a vincere una medaglia olimpica nell’equitazione, una medaglia d’argento individuale, ai Giochi del 1952. Questa Olimpiade segna la prima partecipazione delle donne alla competizione in questa disciplina. Ma non solo, in quanto questa amazzone è ancora più meritevole perché vittima della poliomielite, durante la sua seconda gravidanza, che la lascia paralizzata dalle ginocchia in giù. La sua carriera e il suo impegno la rendono una delle pioniere dell’#equitazione handisport.

La disabilità ha altre «eroine», a cominciare da #TempleGrandin, giovane autistica con molti problemi di relazione, che pensa in immagini ma possiede una speciale affinità con gli animali, che la portano non solo a conseguire due lauree, di cui una in medicina veterinaria, ma anche a farla diventare, grazie alle sue scoperte, una dei maggiori esperti del comportamento animale. Le sue spiccate abilità di pensiero visivo e associativo le permettono, inoltre, di gettare una nuova luce sui  Disturbi dello Spettro Autistico (DSA) e d’individuare possibili strade per migliorare la qualità della vita di chi ne soffre.

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E come non ricordare la pioniera della #riabilitazioneequestre, grazie alla complicità e alla mediazione del cavallo, la professoressa #RenéedeLubersac, classe 1925, un’aristocratica francese le cui origini familiari risalgono all’XI secolo. Attivista durante la Resistenza, dopo la Liberazione si trasferisce a Parigi, dove inizialmente si occupa di giornalismo e design della moda, per diventare in seguito una creatrice di giochi educativi e attività psicomotrici. Allo stesso tempo, studia psicopedagogia e terapia psicomotoria allargando il proprio campo di ricerca nell’#ippoterapia per il trattamento delle psicosi dei bambini e degli adolescenti,

La sua prima opera «#Rieducareconl’equitazione», scritta insieme al fisioterapista e cavaliere #HubertLallery, viene pubblicata nel 1971.

Elementi di psicomotricità come la costruzione dello spazio, l’adattamento al ritmo, l’equilibrio, il tono, ecc. vengono lavorati grazie alla pratica equestre. Ma la #Lubersac andrà oltre, codificando l’approccio dell’equitazione come « terapeutica » se si dà l’opportunità al paziente di scoprire il cavallo non nel classico e rigido setting dell’#equitazione ma a piedi, mettendolo in situazioni in cui sviluppare una relazione come prendersi cura del cavallo, fargli brusca e striglia o camminare con lui, considerarlo permettendogli, in tutti questi momenti, di essere un vero partner.

E, infine, ci sono anche quelle donne che amano l’avventura e vivono « fuori dagli schemi » e dalle convenzioni imposte da una società che non vede di buon occhio i loro eccessi e le loro stravaganze. Come #JaneDigby, l’aristocratica inglese che a 47 anni e dopo 3 matrimoni, 6 figli e innumerevoli amanti, trova l’amore, tra le dune del deserto siriano, nel giovane sceicco #MedjuelElMezrabAl-Enezi, principe di Palmira, uomo colto e raffinato, che s’innamora immediatamente della sua bellezza e del suo sorprendente modo di domare i cavalli selvaggi, retaggio della sua educazione britannica.

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E mentre le donne continuano, in occidente, a montare all’amazzone, oltreoceano la scandalosa condotta della leggendaria #CalamityJane coincide con l’ondata dei movimenti contestatori femministi del XX secolo che indurranno la Francia ad autorizzare le donne a portare i pantaloni e a montare a cavallo «come gli uomini» solo nel 1930.

Grazie al cavallo, che incarna i viaggi all’aria aperta, l’autocontrollo, la padronanza di sé e la comunicazione con la natura, anche i mestieri della filiera equina si aprono alle donne, che comunque conservano un atteggiamento « più materno » nel loro confronti.

 

#Mipaaf e pagamento premi. Anche nel cavallo da sella.

Redazione JJcdH

Sembra che dall’arrivo di #GianMarcoCentinaio, i poveretti che aspettano il pagamento dei premi abbiano qualche chance in più.

Il ministero sta pagando i premi delle corse di ottobre 2018. Quindi con circa 5 mesi di ritardo. Mentre quelli sottoposti a fattura sono fermi a luglio.

Abbiamo inoltre fatto una personale indagine su altri premi che sono di competenza del #Mipaaf. Quelli relativi alle competizioni a cui partecipano cavalli italiani, vale a dire concorso ippico, dressage eccetera. Ebbene dalla nostra indagine appare che il pagamento dei premi subisce un ritardo anche qui di 5 mesi e risulta automatico, ovvero non necessita di fattura, viene pagato automaticamente ai possessori dei cavalli.

Saremo più precisi in un prossimo servizio.

Il disastro dell’#ippica italiana: riuscirà la #TaskForce di #GianMarcoCentinaio a portare ordine e a risollevarne le sorti? Con un inciso sulla genealogia di Sirlad, ultimo grande vincitore dell’allevamento italiano.

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Nella foto in alto Sirlad, l’ultimo grande cavallo allevato in Italia, qui alla partenza del Milano con in sella Tonino di Nardo. Sopra la genealogia del cavallo.

Note sulla genealogia di Sirlad. Il quadro genealogico è molto interessante e richiama quello degli incroci effettuati dai tedeschi. In cui su linee femminili autoctone si inseriscono stalloni di marca inglese ma soprattuto americana, come è per il grande sauro qui evidenziato, sostanzialmente un outcross,

di JJcdH

É del 21 novembre scorso il decreto che istituisce la Task Force voluta dal ministro #GianmarcoCentinaio per la ristrutturazione del settore ippico devastato da politiche scellerate dei precedenti governi. Ma prima di addentrarci nelle politiche e nelle responsabilità del disastro dobbiamo ricordare cos’è stata l’ippica italiana per il Paese e per il Mondo.

 

La Gloria

#DonatelloII, #Nearco. #Tornese, #Steno e #Ribot: chi erano costoro? Solo l’ultimo dei tre è forse ricordato dai più in Italia, mentre oltre i confini, questi nomi sono il simbolo di un #ippica italiana dai contorni straordinari, quell’ippica che ha fatto grande il cavallo trottatore e purosangue nel mondo. Il loro sangue, in particolare quello di #Nearco, è sparso delle genie del 95 per cento in linea diretta maschile dei cavalli che corrono sulle piste da corsa del pianeta. Al loro allevatore, proprietario e allevatore, #FedericoTesio, sono intitolati gran premi, programmi di genetica equina, e molto altro. In Italia, questo enorme patrimonio di trionfi internazionali, di conoscenze scientifiche, di grandi professionalizza invidiate nel mondo è scomparso. Come non ricordare il mitico #EnricoCamici, #GianfrancoDettori e #GaetanoBenetti allenatore di Sirlad del bresciano #OddinoPietra imprenditore del tondino di ferro? Il cavallo poi impegnò negli Usa il grande #Affirmed negli anni settanta e fu il canto del cigno di quel movimento nato negli anni trenta di cui era protagonista tutta la grande borghesia dell’epoca. Poi arrivarono #CarloD’Alessio e #CarloVittadini, che trasferiranno i loro effettivi oltre manica ma non era la stessa cosa. Per giungere infine a #LucianoGaucci, inconsapevole del tesoro che aveva per le mani si ritrovò in scuderia un puledro importato dall’Irlanda, #TonyBin, poi vincitore dellì’Arc che lo stresso Gucci vendette per 4 milioni di dollari ai giapponesi e con quei soldi ci compro parte del Perugia calcio.

Il declino

Da allora il declino, fino ai giorni nostri. E alle macerie su cui è costruita l’ippica attuale. Con ippodromi chiusi come Capannelle, il Caprilli di Livorno, o San Siro Trotto, di cui restano vere macerie di uno scambio scellerato pur legittimo, tra la proprietà e il Comune di Milano in cui la in cambio della possibilità di costruire sull’area di quel magnifico ippodromo proponeva e otteneva la realizzazione di un modesto complesso detto ippodromo della Maura. Le politiche del #Mipaaf hanno fatto il resto. Prima fra tutte il trasferimento della parte economica dall’#Unire, Ente di Stato voluto nel ’43 da Federico Tesio e #OrsiMnagelli, al Tesoro. Avevano bisogno di soldi e quella cassaforte auto-gestita dagli ippici faceva molto comodo. Poi dopo, alcune giravolte con cambi di nome, e ministri dell’Agricoltura a cui non importava nulla dell’ippica, perché non portava consensi, il Mipaaf ha assunto tutte le prerogative degli enti che governavano il settore con tanto di burocrazia incombente, incapacità, ritardo nel pagamento dei premi tanto che l’Italia è stata sanzionata dall’Europa e quasi esclusa del comitato internazionale di governo delle corse più importanti, le cosiddette pattern races.

Di chi le responsabilità?

Ma le responsabilità non possono essere tutte addebitate alla politica e al Mipaaf. L’altro 50% è da addebitare al settore, alle oltre 30 associazioni che sono presenti nel mondo ippico, tutte in eterno conflitto tra loro per pochi spiccioli e pochi strapuntini. Un numero così elevato che impedisce qualsiasi tipo di riforma. E alle società che gestiscono o sono proprietarie degli ippodromi. La cui maggior parte è di proprietà comunale e in caso di bisogno legata al politico/deputato di riferimento a cui far ricorso nel momento in cui le prerogative economiche vengono messe in discussione, Società come Snaitech cha gestiscono importanti strutture, che invece sono assolutamente misconosciute ai milanesi che non sanno quasi della loro esistenza. Malgrado il pesante contributo che la società di cui è ad Fabio Schiavoln percepisca un lauto contributo da parte dello Stato per la promozione delle corse.

Arriva GianMarcoCentinaio

Eccoci a oggi, all’assunzione da parte di Gian Marco Centinaio, delle responsabilità del dicastero di cui fu ministro un altro leghista che fece molto bene, Zaia, a cui fu impedito per la caduta del governo di cui faceva parte, di portare a termine il progetto di riforma del settore. L’istituzione della cosiddetta Task Force, il gruppo di lavoro che dovrebbe formulare proposte da presentare al ministro per la ristrutturazione dell’ippica voluto dal ministro, è l’ultima spiaggia per il mondo ippico. Le principali proposte che dovrà formulare, riguardano i contributi e la riorganizzazione degli ippodromi, l’allevamento del cavallo da corsa, e l’incombente rinnovo del segnale televisivo oggi gestito da #Snaitech a cui vanno i 12 milioni di euro previsti dalla concessione. Il rinnovo del bando è previsto per giugno, ma è si ipotizzata una proroga di 6 mesi, guarda caso, alla fine del mandato della Task Force stessa che dovrebbe relazionare al ministro. Centinaio appena insediato, ha messo ordine al pagamento del contributo agli ippodromi fermo dal 2017 e sta provvedendo al pagamento dei premi fermo da mesi. Ha cancellato la sciagurata classificazione degli stessi stessi voluta con un colpo di mano alla fine del 2017, dall’allora sottosegretario Castiglione, delegato dal responsabile del dicastero da #MaurizioMartina, che lasciò la gestione del comparto nelle mani dei burocrati, tra cui tale Gatto che impedì la sponsorizzazione dei gran premi del galoppo da parte degli emissari dell’Arabia Saudita. Martina, Un ministro che mai si è degnato di essere presente a Fieracavalli la kermesse veronese visitata ogni anno da oltre 100.000 persone. Evidentemente aveva altro da fare.