Théodore #Géricault: il più Grande Cavaliere.

Théeodore Géricault (Rouen 1791 – Parigi 1824)

Fu il più probabilmente il più grande pittore di cavalli della storia. Ma fu soprattutto un Grande Cavaliere, nel senso pù importante del temine. Giovanissimo entrò nell’atelier di David, il pittore della Rivoluzione Francese. Grande cavaliere, era in grado di galoppare da Deauville a Parigi solo con brevi soste, fu l’amante della moglie dello zio da cui ebbe un figlio. “Morì – come dice Philippe Daverio (critico d’arte) a trentatré anni come i grandi”. Una caduta da cavallo dopo il ritorno da Deauville gli stroncò la vita dopo una lunga agonia durata un mese.

Classificazione ippodromi. Sardegna ippica: fine dello statalismo e occasioni mancate.

Gli ippodromi sardi sono stati esclusi dalla classificazione voluta dal sottosegretario Castiglioni (Udc), un operazione fatta in fretta e furia prima di andarsene. Pertanto nn avranno più contributi dello Stato. Soni partiti i ricorsi al Tar, ma sarà difficile che tutto torni come prima. Dovranno arrangiarsi da soli.

Ma sarà poi negativo questa uscita  mancata classificazione? La Sardegna è una grande NAZIONE ippica ed equestre. Dalle grandi potenzialità inespresse. Basti pensare che in casa ha un signore che si chiama Aga Khan, uno dei maggiori proprietari di purosangue del Mondo. Nn basta, l’isola è frequentata dal jet set internazionale. E allora? Allora bastava fare anche solo un po di marketing di quello serio per avere risultati incredibili.

Invece se ci si voleva superare, bisognava mettere in campo un progetto. L’obbiettivo poteva essere una nuova Deauville. Nn solo, ma la Sardegna poteva essere l’isola dove l’allevamento del cavallo, da quello purosangue all’arabo, al cavallo da concorso avrebbe trovato il suo naturale habitat, con un incremento importante del pil, e del lavoro, in una regione dove non ce n’è e i sardi sono sì costretti tutt’ora ad emigrare, Vedi i vari Dettori, Atzeni, eccetera, eccetera, eccetera.

Invece no. L’ottusità evidentemente la fa da padrona sull’isola. Era già successo con lo stesso Aga Khan, quando negli anni Sessanta capì, lui si, le potenzialità dell’isola e ci impiantò una vera e propria città: Porto Cervo. Poi il resto è venuto da se.

Forse ora, costretti a fare da soli, si spera, si rimboccheranno le maniche e intraprenderanno la strada di un marketing ippico (quantomeno), che porterà risorse, benessere e lavoro.

Schermata 2018-02-27 alle 19.56.33.png

Nella foto, un esempio della grande tradizione equestre e ippica dell’isola.

Classificazione ippodromi, Paolo Cova (commissione agricoltura Camera): così non va.

Parla Paolo Cova, responsabile per il Pd in Commissione agricoltura della Camera, anche per l’ippica.

<É evidente che la classificazione che è stata emanata, in termini di contributi, va a vantaggio di alcuni e a svantaggio di altri. Era necessario che fosse fatta con riferimento a un progetto complessivo di ristrutturazione di tutta l’ippica>. Ad affermarlo è Paolo Cova, veterinario e membro della commissione agricoltura della Camera del Partito democratico, da tempo impegnato su questo fronte. <Non sono solo i soldi il problema, ma la necessità di un intervento strutturale. Inutile – prosegue – aver posto limiti e inserito criteri senza che vi fosse un intervento progettuale>.

Rischi: la classificazione potrebbe avere una vita limitata.

Quali i rischi ora per il settore? <premetto che è mancata totalmente una visione complessiva del comparto. In modo da costruire un percorso diverso da quello fallimentare attualmente in vigore. É per questo che, a mio parere, la classificazione messa in atto potrebbe avere una vita limitata, in quanto non è stata realizzata, ripeto, in primo luogo con alla base un progetto e una visione del futuro dell’ippica, ma anche perché ha messo in atto meccanismi deleteri che porteranno, come già sta a accadendo, a ricorsi e controricorsi, con inevitabile paralisi. L’ippica ha la necessità per essere riformata, di un consenso che sia il più largo possibile>.

Lo scenario futuro.

Quale scenario futuro per il settore è possibile prospettare? <Questi gli imperativi per la rinascita: gli attori sullo scenario ippico devono costruire insieme un percorso di rilancio per favorire la partecipazione degli spettatori agli eventi ippici e favorire il ritorno del gioco sulle corse>.

Il calo drastico della produzione.

Nel frattempo la produzione di cavalli purosangue e trottatori è drasticamente diminuita. Nel galoppo le nascite al 2017, sono calate a circa 600 unità l’anno, mentre i secondi si sono ridotti a poco più di 1000. Malgrado tutto ciò i cavalli trottatori nati e allevati in Italia sono oggetto di acquisti da parte degli stranieri che vengono a comprare alle aste di puledri. Mentre nostri proprietari vincono all’estero, in Francia e nei paesi del Nord Europa. I danni non sono solo per l’ippica, ma per l’economia nazionale.

Whirlpool e ippica.

A fronte di 497 licenziamenti della Embraco (leggi multinazionale americana Whirlpool), i posti di lavoro che sono stati persi dall’ippica sono alcune decine di migliaia, nella totale indifferenza. <il calo delle competizioni ha fatto si che tutto il comparto cadesse a pezzi con perdite di lavoro per tutti i soggetti coinvolti, mentre continua la diaspora di fantini, allenatori, e allevatori che portano il materiale all’estero>, conclude Paolo Cova.

IMG_1472.jpg

Nella foto, madre con puledro alla Razza Ticino

Scuderie De Montel: il servizio su LIBERO QUOTIDIANO di Claudio Gobbi

Oggi 21-2-2018

Torniamo sulle Scuderie De Montel per un opera di sensibilizzazione che sitiamo portando avanti al fine di evitare la vendita ai privati di questo gioiello della cultura Liberty e parte integrante della grande ippica italiana.

FullSizeRender (2).jpg

Libero Quotidiano oggi 21 febbraio 2018

CLASSIFICAZIONE IPPODROMI: FINE MUNGITURA DELLA VACCA STATO.

Ora verranno allo scoperto gli imprenditori virtuosi e i parassiti che per anni hanno succhiato risorse allo Stato

Giusta o sbagliata la classificazione degli ippodromi, finalmente si sta mettendo in moto una rinascita del settore. Dopo anni un cui gli ippodromi, ma anche le altre categorie del settore hanno vissuto dei contributi dello Stato, oggi devono fare da soli e si vedrà dunque chi sono i veri imprenditori appassionati e chi invece i parassiti che per decenni hanno succhiato latte non dovuto.

 Con la classificazione gli esclusi, se non andiamo errati, verranno privati dei contributi dello Stato, una misura che va nella direzione della privatizzazione del settore ormai necessaria sia per la mancanza di fondi provenienti dallo Stato, sia per un etica finalmente ristabilita che impone una correttezza di gestione. Ovvero ti do dei soldi a fronte di un servizio: quello di sviluppare il settore.

Cosa che non è assolutamente avvenuta. Lo stanno a dì mostrare il calo pauroso degli spettatori e l’altrettanto spaventoso calo delle scommesse.

 I FRUTTI MARCI DI UN SOSTEMA FINITO

Questi sono i frutti marci di una classe dirigente ippica che definire incapace è un complimento. A fronte di alcuni virtuosi tra cui i fratelli Botti, ingiustamente accusati di appropriarsi indebitamente del monte premi (mentre sono stato tra quelli che hanno tentato di salvare l’ippodromo di Livorno) altre società e manager hanno solo pensato a un tornaconto meschino e personale.

 UN MONDO GIUNTO ALLA FINE

Oggi questo mondo è giunto alla fine. In un paese, questo si con la “p” minuscola, la burocrazia ha un immane potere, vedi la tragica sequenza di ricorsi contro la legge che permette a manager stranieri di dirigere i musei italiani, ci auguriamo che i ricorsi al TAR non inficino una decisione necessaria per riportare l’ippica nazionale ai livelli del passato.

 BOZZA DI PROPOSTA

Ora gli ippodromi dovranno fare da soli. E qui si distingueranno gli imprenditori dai parassiti. Ai primi potrebbe essere interessante proporre un modello in cui a fronte di un rimborso spese di partecipazione alle corse, il montepremi viene costituito dalle iscrizioni, da sponsor e da una quota prelevata dalle scommesse sul campo, evidentemente quasi esentasse, e in sala. Una volta che il Mipaf verificherà l’incremento degli spettatori e del gioco, lo stesso Mipaf riammetterà l’ippodromo tra i qualificati elargendo un contributo proporzionale agli incrementi.

Brog Deas (fantino Jan Faltejsek) - Gran Corsa Siepi di Milano - Photo Stefano Grasso.jpg

Nella foto l’arrivo di una corsa a San Siro.

 

Riflessioni per una riforma dell’#ippica: prima il pubblico, poi le #scommesse.

fullsizeoutput_d4

Nelle foto la tribuna proprietari dell’ippodromo nel 1920.

Avevamo già scritto della proposta relativa all’introduzione in Italia di corse sul modello dei point-to-point irlandesi. Ecco una parte del contesto in cui dovrebbero essere inserite le proposte..

Le proposte da considerare devono in primo luogo operare con una sequenza che preveda il ritorno del pubblico alle corse, e solo successivamente una campagna promozionale sulle scommesse ippiche. Perché da un lato è più facile ricostruire il pubblico stesso, che operare su un rilancio delle scommesse ippiche, che da sempre sono demonizzate.

Nel 2012, ebbi modo di organizzare una manifestazione a San Siro, pesantemente boicottata dai vertici di Snai di allora, ma che ebbe un successo straordinario portando a San siro nelle tre giornate del GP Milano, circa 20.000 persone di cui 15.000 nella sola giornata del GP.

Ecco i due principali criteri su cui si operò e che valgono di esempio per riportare il pubblico a San Siro.

  1. Riprendendo ancora il modello irlandese, fu opportuno creare una manifestazione su modelli collaudati. Per questo l’iniziativa venne chiamata MILANO HORSE SHOW.
  2. Con questa terminologia si volle sottolineare che era il cavallo al centro dell’attenzione, che il pubblico doveva e venne, a vedere i cavalli. E che la corsa, il GP di Milano era un primus inter pares, elemento clou della manifestazione, ma che la stessa aveva altri attori sullo stesso piano.
  3. L’altro punto fermo fu la promozione che avvenne attraverso la cartellonistica stradale, e una conferenza stampa affidata a una agenzia di primaria importanza, quella di Federica Delachi.
  4. I costi. A differenza di similari manifestazioni su cui enti, agenzie, committenti di varia natura sono in grado di lucrare e speculare ai massimi, l’iniziativa ebbe un costo di circa 35.000 €.

L’obbiettivo era quello di ripetere l’iniziativa. Cambiarono i vertici di Snai una prima volta con Giorgio Sandi, poi con del Torchio, infine con Schiavolin. Non venne più ripetuta. I milanesi sono ancora tenuti distanti non solo dalle corse e dall’ippodromo, ma anche dal mondo del cavallo, dato che neppure la Fise nazionale e lombarda sono mai state in grado di organizzare una iniziativa che lo riportasse nelle abitudini dei milanese, perché nel cuore c’è sempre stato

 

Salva le Scuderie De Montel dalla speculazione: firma.

Ho appena creato una nuova petizione e spero vi andrà di firmarla. Il suo titolo è: https://secure.avaaz.org/it/petition/Giuseppe_Sala_Sindaco_di_Milano_ministro_Dario_Franceschini_No_alla_privatizzazione_delle_Scuderie_De_Montel/

Penso sia una questione molto importante: stiamo cercando di raggiungere l’obiettivo di 100 firme e il vostro aiuto potrebbe essere molto utile.

Clicca qui per saperne di più e firmare:
https://secure.avaaz.org/it/petition/Giuseppe_Sala_Sindaco_di_Milano_ministro_Dario_Franceschini_No_alla_privatizzazione_delle_Scuderie_De_Montel/?Day2Share
/<

Campagne come questa partono sempre in piccolo, ma crescono se persone come noi vengono coinvolte. Per favore prenditi un secondo e aiutaci ora firmando e passando parola.

Grazie mille,
Sempre vostro Claudio Gobbi

Giornalista Professionista

#Scuderie #DeMontel: video e foto di uno scempio milanese.

IMG_1604Come è stato possibile che nella capitale morale ed economica del Paese, una struttura appartenente alla grande tradizione ippica internazionale come le scuderie De Montel, esempio di Liberty Milanese, sia ridotte in queste condizioni da decenni, senza che le giunte che si sono succedute alla guida di Milano vi abbiano posto rimedio.

Solo recentemente l’assessorato guidato da Maran è intervenuto con un bando che riprodurremo nei prossimi giorni in cui c’è la possibilità di un intervento privato per salvare questo gioiello.

 

 

 

 

 

IMG_1606

IMG_1608IMG_1609IMG_1610IMG_1611IMG_1612IMG_1613

IMG_1615

IMG_1617IMG_1618

IMG_1620IMG_1621IMG_1622IMG_1623IMG_1624IMG_1625IMG_1626IMG_1629IMG_1630

IMG_1603

Omaggio a Eugenio Colombo (prima parte foto).

Nei prossimi giorni pubblicheremo un intervista esclusiva al celebre brooker milanese che opera in tutto il mondo.

https://chavalier.net/aste/eugenio-colombo/

Considerazioni sulla classificazione degli ippodromi e sulle Listed concesse a Varese e Siracusa.

Al di la del fatto che la disposizione legislativa era resa obbligatoria dal art 14 comma 2 del decreto che riguarda la normativa relativa agli ippodromi, e che inderogabilmente stabilisce al 31.12.2017 la classificazione degli ippodromi, appare evidente che la suddetta classificazione ha risposto, almeno in parte a criteri di personalistici da parte del Mipaf qui identificato nel responsabile del dicastero onorevole Giuseppe Castiglioni. Un metodo, questo che in Italia è spesso usato quando si tratta di nomine o attribuzioni.

Detto questo, in risposta ai tanti che in questi momenti gridano allo scandalo, va detto quanto segue:

  1. questa disposizione di legge era attesa se nn da decenni, almeno da anni. Mai nulla è stato fatto per una organica e seria qualificazione, lasciando alle singole strutture qualsiasi decisione.
  2. dov’erano le singole società di corse in questi anni? perché nn hanno operato congiuntamente per una classificazione corretta da presentare al Mipaf? Oseremmo dire che ognuno ha pensato di operare singolarmente per trarne più benefici possibili, con i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti.
  3. In ogni caso si è giunti a una legge, a una classificazione. Che piaccia o no, in un momento di profonda crisi, meglio una cattiva (da dimostrare) legge, che nessuna legge, abbandonando in toto il settore alla totale decadenza, come del resto sta avvenendo.

La Listed concessa a Varese e quella siciliana.

In un ottica totalmente interna al settore, e di stampo provinciale, senza nessuna capacità di guardare oltre il proprio naso, è stato dato lo status di Listed al criterium varesino, corsa per due anni. Un dono a chi tra i trainer fa man bassa di premi con la scusa di fare un favore ai piccoli proprietari.

In una prospettiva di respiro e di rilancio dell’ippica nazionale, la Listed andava concessa a Merano, un primo passo verso la creazione di un meeting internazionale che sappia essere punto di riferimento del mondo della Mitteleuropa, dove le corse sono in grande sviluppo con tanto di presidente della Repubblica Ceca, appassionato di purosangue.

Nella stessa ottica va quella concessa a Siracusa (vero è che l’ippodromo ha agito in un ottica del tutto particolare, ma del resto tutti gli ippodromi hanno agito nella stessa dimensione e quindi perché Siracusa avrebbe dovuto astenersi da questa pratica?). Perché l’ippodromo, adeguato a esigenze internazionali, potrebbe diventare quello che è la California per gli Stati Uniti, Con tanto di nuovo centro di allenamento, in cui possono svernare cavalli provenienti dalla Gran Bretagna e dai paesi del nord Europa.

Ps. Lasciamo ai provinciali ippici italiani la loro ippica ormai totalmente decotta e a interessi assolutamente particolari le corse nel Bel Paese che bello nn è di certo più.

Nei prossimi giorni una proposta per valorizzare il lavoro dei piccoli e medi allenatori e proprietari di galoppo e trotto.IMG_0069

(Foto) La pista da corsa di San Siro- Milano